Marco Giovanniello
Rotta verso il mercato
26 Giugno Giu 2013 1001 26 giugno 2013

Alitalia non vuole le “Quinte libertà”

Fa pochi voli, ma non vuole che li facciano altri. Alitalia ha presentato ricorso contro la concessione a Emirates del diritto di volare da Milano Malpensa a New York e quella a Qatar Airways di fare una tappa, sempre a Milano, nel volo del suo aereo tutto merci (cargo) da Doha a Chicago.

La prossima settimana il presidente Colaninno e il nuovo amministratore delegato Del Torchio annunceranno probabilmente una riduzione dei voli di corto raggio, poco competitivi nei confronti di quelli delle linee aeree low cost e un piccolo aumento dei voli intercontinentali. Dopo la delusione di Pechino, che ha il secondo aeroporto per traffico del pianeta, ma dove Alitalia non riusciva a riempire gli aerei ed è quindi stata costretta a interrompere i collegamenti con Roma, Alitalia finalmente ammette che qualcosa non va in quello che dovrebbe essere il suo contributo più importante al Paese, collegarlo col mondo. La globalizzazione è un processo irreversibile ed è stato veramente miope basare il vecchio piano industriale sulla navetta Milano-Roma, mentre erano in corso i giganteschi lavori dell’ Alta Velocità, trascurando invece la rete intercontinentale, più che mai indispensabile a garantire la più veloce circolazione di persone e merci dall’ Italia agli angoli più sperduti del pianeta, a caccia anche dell’ ultimo cliente per i prodotti Made in Italy e dell’ ultimo turista.

Paragonata alla rete dei collegamenti intercontinentali di Paesi della stazza del nostro, quella di Alitalia è incredibilmente striminzita e il traffico è costretto a trovare la sua via per il mondo da un aeroporto europeo o dell’ area del Golfo. Far volare gli aerei pieni è l’ imperativo, ma ci riesce meglio la Swiss, che sulla carta può contare su un Paese sì ricco, ma meno popolato della sola Lombardia: da Zurigo partono per il mondo più aerei con la bandiera elvetica sulla deriva e pure più capienti, di quanti Alitalia non riesca a farne volare da Roma e Milano messe insieme.

Il nostro Paese è costretto a rivolgersi troppo spesso all’ estero per i servizi di trasporto aereo, vuoi alle compagnie aeree che dal loro Paese arrivano nei nostri aeroporti, vuoi a quelle che rastrellano da noi passeggeri e poi li smistano dal loro hub. Usiamo aerei altrui, equipaggi altrui, aeroporti altrui, invece di creare ricchezza e lavoro li cediamo allegramente all’ estero.

Con tutti gli auguri che si possono fare alla squadra Alitalia, le novità che verranno presentate saranno certamente too little, sperando che non siano too late. È impensabile che venga annunciata la riapertura dei voli per Dubai, Delhi, Mumbai, Pechino, Shanghai, Hong Kong, Bangkok, Singapore, Washington, San Francisco, Johannesburg, che sarebbero il minimo sindacale della linea aerea di un Paese del G8. Quanto al cargo, è sparita da tempo la flotta dedicata e a disposizione dell’ area più produttiva del Paese non c’ è nemmeno la stiva di quei pochi aerei passeggeri, che parte desolatamente semivuota da Roma.

Alitalia non ha nessun aereo cargo né tanto meno fa voli cargo da Milano, a Chicago vola da Roma e limitatamente ai mesi estivi, con aerei che non caricano il più piccolo pacchetto che debba viaggiare fra la pianura padana e Chicago e il Midwest e tuttavia vuole che lo Stato impedisca a Qatar di offrire un servizio, utile alla nostra economia, che lei non offre.

Il volo Qatar, pur utilizzando aerei ed equipaggi non italiani, almeno userebbe un aeroporto nostrano, pagando discrete somme e richiedendo in loco manodopera italiana. Certo meglio dell’ alternativa attuale, la spedizione in TIR in direzione di un aeroporto d’ oltralpe da cui, più tardi, merce urgente parte in volo verso l’ America.

Che cosa vuole difendere allora Alitalia? In parte il principio della propria indispensabilità, nonostante le dimensioni lillipuziane, in parte gli interessi di Air France, che possiede il 25% delle sue azioni e preferisce che la merce italiana parta da Parigi, anziché da Milano.

I voli cargo prevedono più facilmente tappe intermedie rispetto a quelli passeggeri, perché un volo più breve permette di caricare meno carburante e, dati i limiti di peso, corrispondentemente più merce pagante. Qatar Airways aveva presentato in contemporanea la richiesta ai governi italiano e austriaco, ma preferiva Milano rispetto a Vienna. Per una volta è capitato che la nostra burocrazia fosse più celere di quella straniera, il volo Doha-Milano-Chicago è già stato annunciato e, oltre a migliorare la possibilità di trasferire merci verso l’ area del Golfo, consentirà alle nostre aziende un più facile accesso ai mercati del Midwest americano, senza che ci costi nulla, anzi ci guadagneremo!

Non è cosa da poco, per quanto limitate in volume, le merci che viaggiano in aereo costituiscono il 40% in valore del commercio internazionale. Immaginatevi poi quanto sia utile la tempestività nelle consegne dei pezzi di ricambio alle nostre aziende produttrici di macchine utensili.

Alitalia pretende il rispetto di un ruolo che non svolge e che delega al socio francese. Saremmo tutti felici di poter rispondere a Qatar Airways che no grazie, siamo già serviti, ma così non è e non sarà, Alitalia finge di difendere l’ interesse nazionale, ma difende quello della Francia e non abbiamo nessun interesse a continuare l’ “esportazione” di posti di lavoro all' aeroporto di Parigi.

Sul volo Emirates per New York Alitalia si appiglia al fatto che, grazie a dio, vola da Milano almeno quella che è la rotta intercontinentale più importante, ma lo fa dimostrativamente tutti i giorni solo da quando è stato annunciato il volo della compagnia emiratina. Per anni si era accontentata di quattro voli la settimana, chiaramente insufficienti ai businessmen sia italiani che statunitensi. Teme che Emirates, Qatar, Singapore o altri colmino negli anni il vuoto che ha lasciato volentieri a Milano Malpensa, che volino loro le rotte che lei ha abbandonato. Vuole la politica della porta chiusa, che avvantaggia solo Air France.

Alitalia la prossima settimana annuncerà quello che potrà fare, ma poco potrà fare senza enormi capitali che invece sono a disposizione delle redditizie compagnie aeree straniere, che a Milano sono ben disposte ad investire, portando crescita.

Decenni fa l’ Italia commise l’ errore madornale di garantire a FIAT il monopolio di fatto della produzione di automobili in Italia, mentre da sempre pure in Germania ci sono stabilimenti General Motors e Ford. La Gran Bretagna ha visto le sue marche scomparire o essere assorbite da produttori di auto di tutto il mondo, in base al principio che chiunque investa è benvenuto ed è preferibile uno stabilimento di proprietà estera ad uno stabilimento abbandonato. La Spagna produce più auto dell’ Italia, perché ha una molteplicità di produttori. Ora, unici tra i Paesi europei importanti, noi produciamo molte meno auto di quelle che vengono acquistate, siamo importatori netti, perché abbiamo solo FIAT.

In aviazione Alitalia non è e non sarà mai in grado di “produrre” quei servizi che servono all’ Italia e che noi “importiamo” usando aeroporti esteri. Aprire stabilmente una rotta richiede ai vettori un investimento multimilionario, oltre all’ impiego di aerei che costituiscono essi stessi un investimento rilevante, che Alitalia purtroppo non si può permettere. Se il produttore nazionale non riesce a produrre a sufficienza e siamo costretti a importare, perché dire no a chi vuole investire in Italia? Perché regalare a Vienna il volo che Qatar Airways preferisce fare a Milano?

CETERVM CENSEO LINATE ESSE DELENDAM

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