Il maleficio del dubbio
26 Giugno Giu 2013 0948 26 giugno 2013

Berlusconi doveva stare in carcere

Se la legge fosse uguale per tutti Silvio Berlusconi avrebbe subito la misura cautelare della detenzione in carcere durante il processo Ruby. Ma ciò che vale per migliaia di anonime persone “normali” che si trovano invischiate nella giustizia penale non vale per un ex presidente del Consiglio, leader di uno delle maggiori forze politiche del Paese. Questo è ovvio e intollerabile allo stesso tempo.

Le misure cautelari vengono disposte dai giudici a due condizioni: che l’accusa sia fondata e che sussista un pericolo di fuga, reiterazione del reato o inquinamento delle prove. Quanto alla fondatezza delle accuse – da non confondere con la colpevolezza - ora che è arrivata la condanna di primo grado è anche inutile discuterne. Ma supponendo che Berlusconi sia abbastanza furbo da chiedere la carta d’identità a qualsiasi altra ragazza con cui decida di avere rapporti sessuali (ed evitare conseguenti casi di concussione), e abbastanza galantuomo da non fuggire all’estero, sull’inquinamento delle prove la sentenza del tribunale di Milano grado ha gettato più di un’ombra.

Se si rivelasse fondato il timore dei giudici che oltre 30 testimoni - molti dei quali “a libro paga” di Berlusconi, Olgettine in testa - abbiano reso una falsa testimonianza pur di proteggere l’imputato, e venisse dimostrato che è l’imputato stesso ad averli indotti a mentire, l’inquinamento delle prove sarebbe provato, giustificando ex post una misura cautelare che però non è mai stata adottata. Anzi, ricadrebbe sulla testa dei giudici la colpa di aver consentito la commissione di un altro reato non avendo avanzato la richiesta di misure cautelari che evidentemente erano necessarie.

Tali misure non sono state chieste in ossequio alla più becera realpolitik, dimostrando – se mai fosse il caso – di quanto siano indubbiamente politicizzate le questioni giudiziarie dell’ex premier. I giudici infatti sapevano che il Parlamento, specie nella composizione della precedente legislatura, non avrebbe mai concesso l’autorizzazione a procedere. Le conseguenze politiche di una simile richiesta sarebbero state devastanti. Inoltre, con un po’ di realismo, non è difficile immaginare che nei confronti di una persona potente come Berlusconi anche la misura cautelare del carcere sarebbe servita a poco: l’inquinamento, se mai c’è stato, si sarebbe verificato comunque.

Strano Paese l’Italia. Da un lato è un problema l’eccessivo ricorso alle misure cautelari da parte dei giudici contro i poveri cristi, dall’altro “il perseguitato” per eccellenza viene a godere di un trattamento di favore che lo tiene fuori dal carcere anche quando ci sono tutti gli elementi per tenercelo.

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