Cosimo Pacciani
La City dei Tartari
26 Giugno Giu 2013 1145 26 giugno 2013

Grottesto #2

Il concierge dell'albergo di Copenhagen mi dice di non preoccuparmi, che dal centro citta' all'aeroporto ci vogliono dodici minuti di metropolitana. Io lo guardo come se avessi di fronte un politico che mi promette la disoccupazione al 5% e l'Iva al 3%. Esco, nell'aria che viene spinta costantemente fra mar del Nord ed il Baltico, con un'accelerazione che diventa quasi corsa appena entro nella stazione. Ogni minuto diventa un pensiero da eliminare, anzi, un momento nel cui massimizzare ancora di piu' la velocita' e l'efficienza. Orario, binario, scale mobili, dove compro il biglietto, ammazza che bionda, fermate intermedie, piattaforma, salire sul treno. Semivuoto. Quindi ho ancora addosso l'incertezza che sia la direzione giusta e non ho neanche trovato una macchinetta per il biglietto. Passera' qualcuno, mi giustifichero' e paghero' quel che c'e' da pagare. Che a sta storia dei 12 minuti non ci credo. O, forse, qui e' tutto pagato dallo stato sociale, come ogni altro gap e deficienza laddove ci sia bisogno di cure mediche, di soldi, di lavoro.

Nello scompartimento siamo io, tre ragazzi cinesi, forse studenti, dato il mix di dialetti asiatici, inglese e danese che parlano, ed un gruppo di soldati in tenuta da deserto, probabilmente di quelle truppe destinate alle missioni di pace. Altrimenti non mi spiego, a meno che non siano soldati in tuta mimetica da duna di sabbia delle isolette danesi. Per un attimo, il pensiero torna a quelle sfide giornaliere di capire dove sta andando il mondo, fra crisi finanziarie e sociali. Studenti asiatici e soldati europei. Per combattere guerre simili, per la supremazia economica e diplomatica.

Mi siedo, sfranto, implorando il dio di tutte le littorine che non siano davvero 12 minuti, ma almeno 20, per permettermi di ricompormi. Appena partiamo, arriva il controllore, una ragazza con occhiali da una montatura nerd e lo sguardo durissimo. Gli dico che non ho fatto in tempo e lei mi risponde, 'beh allora deve scendere alla prossima fermata'. Posso pagare qui, le dico, anche la multa. 'No, non puo'. E' sua responsabilita' conoscere le regole prima'. Ma, le chiedo, quale e' la prossima fermata? Lei ride e mi dice 'L'aeroporto! Lei e' salito su un treno diretto per un tragitto di dodici minuti...' Poi continua, 'Guardi, non importa che paghi il biglietto, li vede quei ragazzi cinesi? Per sbaglio hanno fatto cinque biglietti, quindi, uno e' suo. Almeno siamo tutti contenti, lei non deve pagare la multa, loro recuperano dei soldi e lo stato ha tutti i soldi necessari per mantenere il servizio in maniera efficiente. E magari riesce pure ad avere dei soldi in piu' per finanziare i nostri soldati, che sono ovunque nel mondo. Il mio fidanzato e' ora in Sudan.'

La ragazza controllore esce di scena e mi avvicino ai cinesi, per comprare il biglietto, dato che ora mi sento non tanto in colpa, ma responsabile assieme a tutti i contribuenti danesi del buon funzionamento delle ferrovie, del benessere dei soldati in missione e, forse, anche dell'educazione che la ragazza ha avuto in termini di economia pubblica. Suona sempre strano, per uno che vive in un mondo professionale e proviene da una cultura dove lo Stato viene visto come vessazione e la tassazione come la piu' raffinata delle torture, perche' ci toglie quello che si chiama disposable income. Ci lamentiamo delle buche per strada e dell'IMU, non cogliendone la connessione e, forse, proprio per questo, suffraghiamo e convalidiamo gli sprechi e la corruzione. Perche' e' qualcosa che reputiamo sia sempre al di fuori di noi, che sia qualcosa che non ci riguarda. Non leggiamo i regolamenti, ma ci facciamo assalire dai regolatori, dai questuanti della norma, senza mai noi rendere conto di come vengano usati i soldi, di quali siano le ragioni razionali, e non quelle spurie, per la spesa per la difesa militare. Dove finiscano i soldi che paghiamo, magari rinunciando ad altro. Il vero scandalo non e' la corruzione, ma la mancanza di controllo, preciso, stechiometrico e quel senso di passare da idiota saggio, se si fanno notare certe cose.

In un mondo di missioni di pace danesi e studenti di master cinesi, una forma ontologica di Italianista passa attraverso tutta questa complessita' pensando che comunque una soluzione si trova sempre, che comunque, le regole si possono piegare, che basta pagare di piu' se ci beccano. Mentre il trucco e' proprio li', nella correttezza e nella redistribuzione, nella giustezza dell'accisa, guidata dal fine e non dalla contabilita' europea.

Mi e' andata bene che il ragazzo asiatico era andato lungo di biglietti, un po' come la Cina ed il Giappone con i titoli di Stato europei. Ma, senza quella stampella, senza quella soluzione, magari finivo al gabbio all'aeroporto di Copenhagen. E l'Italia in default gia' dal 2008. Mentre i soldati danesi in missione di pace sarebbero partiti per l'Afghanistan od il Sudan, meno tranquilli della futura copertura aerea di F35 italiani. Qui l'ingegneria italiana la conoscono bene, la metropolitana l'ha costruita la Breda. In fondo si fidano di noi. Anche piu' di 12 minuti.

SOUNDTRACK

Oltre una canzone, un viaggio dentro la musica dei Mew, una delle migliori rock band nordiche. Ergo del pianeta.

http://www.mewsite.com/

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