Massimo Famularo
Apologia di Socrate
26 Giugno Giu 2013 1439 26 giugno 2013

Storia di Silvio

Non parlerò di quel Silvio al quale pensate voi.
Di lui si occupano già tanti (troppi) giornalisti professionisti. Il mio Silvio ha poco meno di 40 anni e, nel momento in cui ha perso il lavoro, ha raggiunto la non invidiabile condizione di pessimo Paretiano.

Questo Silvio è ancora giovane in quello che non è un paese per giovani. Talmente giovane che alcuni suoi coetanei sono ancora all'università, altri vivono in casa dei genitori, altri ancora stanno pensando di tornarci, se non gli riesce di emigrare in un posto meno infame. Troppo giovane per pensare di ottenere un lavoro a tempo indeterminato, ma ormai troppo vecchio per uno stage.

L'unica possibilità allora è elemosinare l'intermediazione camorristica delle agenzie interinali che collocano l'aspirante dipendente nel sub-pessimo Paretiano in cui riesce a costare al datore di lavoro 3 o 4 volte il proprio salario netto in virtù della "protezione" anti vertenze sindacale offerta appunto dalle agenzie

Ma Silvio è passato dal sub-pessimo al pessimo quando da lavoratore silenzioso è diventato disoccupato silenzioso.
Silenzioso perché per lui che lavorava in una piccola impresa con pochi dipendenti non ci sono star di sinistra o demagoghi di destra a farsi intervistare al Tg. Non c'è cassa integrazione né ordinaria né straordinaria. Silvio non ha neanche diritto a indennità di disoccupazione perché la sua storia contributiva è frammentaria a causa si qualche periodo di lavoro nero.
Non ha un lavoro e non ne troverà un altro perché oltre a vivere in un paese che affonda da decenni nella palude della stagnazione, non possiede competenze utili a ricollocarsi .

Suo padre alla sua età aveva casa, famiglia, lavoro e ferie pagate, oltre alla promessa (poi mantenuta) di una pensione pari a quattro volte i contributi versati.
Silvio non ha un passato, che nella terra delle impari opportunità nulla si crea e tutto lentamente si distrugge; ma neanche un futuro, posto che lo stato padre padrone, che si sperava potesse provvedere all'economia è sceso a prendere le sigarette trent'anni fa coi risparmi della famiglia lasciando ai figli solo debiti, un reputazione in declino e alcune idee sbagliate che stolidamente resistono alla prova dei fatti.

Silvio non va a votare e se ne frega delle sentenze e delle dimissioni dei ministri, perché tanto sa che l'ingiustizia è uguale per tutti e che le vie di chi è unto dal signore, quando sembrano finite, lasciano il posto alle scorciatoie.
Lui non è l'italiano medio, ma quello che abbassa la media e continuerà a farlo perché quelli che potrebbero alzarla o sono espatriati o sono stati messi in condizioni di non nuocere agli interessi del piano organizzato per la decadenza del paese.

Non è famoso come il suo omonimo, tuttavia rappresenta una parte importante della popolazione, quella che sta sperimentando per prima le conseguenze del fatto che la festa è finita ed è arrivato il conto da pagare.

Non occorre aggiungere che, nella migliore tradizione italica, per qualcun altro la festa continua e il conto non arriverà mai, ma quella è un'altra storia.

@massimofamularo

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