Vito Kappa
Kahlunnia
1 Luglio Lug 2013 1253 01 luglio 2013

Storia di ordinaria onestà

E’ un po’ che non scrivo: il lavoro, in questo periodo, mi prende parecchio. E visto che il lunedì, per tutti, è una giornata un po’ difficile, ho deciso di raccontarvi la storia di un fatto che mi è realmente accaduto. La storia è quella del mio iPhone perduto e riportato.

Lunedì scorso, intorno alle 23.30, tornavo a casa in motorino. Avevo passato una bella serata a base di pizza, lavoro e amici. Finita la pizzata metto l’iPhone nella tasca destra del giubbino in pelle, prendo il motorino, e mi avvio verso il letto.

Era una serata fresca e la guida dello scooter mi stimolava la digestione. Il taschino destro è leggermente aperto ma io, lì per lì, non me ne accorgo.
Arrivo sotto casa, parcheggio il motorino, e scopro che il cellulare non c’è più. Mi metto a cercare nei posti più impensabili: borsa, scarpe, calzini, jeans, casco. Niente, non si trova. Salgo a casa, faccio squillare il telefono, ma niente: nessuna vibrazione o tintinnio. Ad un certo punto si accende la lampadina: sul telefono ho attivato l’applicazione “Trova iPhone”.

Corro al pc, vado su iCloud e clicco su “Trova iPhone”. Mi chiede nome utente e password. Li inserisco. Pochi secondi dopo scopro di aver perso il cellulare tra via Appia Nuova e piazza San Giovanni. Un po' la sfiga, un po' la Apple, vuole che la batteria del cellulare era al 2%.

Mando le coordinate a mio fratello. Anche lui sta tornando a casa e fortunatamente si trova a passare da quelle parti. Poi, mentre salvo sull’iPad le coordinate del telefono, entra a casa un altro mio fratello: Raffaele. “Raffaele ho perso il cellulare a San Giovanni, l’app mi dice dov’è, mi accompagni a recuperarlo?” E lui: “Si, che palle, datti una mossa”. L'altro fratello, nel frattempo, non trova niente.

Si va. Saliamo in macchina e, manco fosse un inseguimento, ci mettiamo a correre (rispettando i limiti imposti dal codice stradale naturalmente...). Arriviamo lì. Sicuro di me do le coordinate a mio fratello: “Tu cerca da questo lato, io mi occupo della parte restante”. Centimetro per centimetro i nostri occhi analizzano in maniera ossessiva tutto ciò che c’è per terra. Guardiamo sotto le macchine, dietro le ruote, nelle fessure tra il marciapiedi e la strada. L’asfalto è nudo e noi a guardarlo. Non basta: l’iPhone non si trova.
Prendo in mano l’iPad e riapro l’app per la localizzazione del mio dispositivo. Mi chiede la password. La inserisco. “Caricamento in corso”. Batteria scarica, dispositivo localizzato in questo punto 10 minuti fa.
Sono le 1.20. Del mio iPhone bianco nessuna traccia.

Pensando che qualche macchina potesse averlo fatto schizzare altrove facciamo il giro del palazzo. Niente. All’1.40, dopo aver lasciato tutti i contatti possibili all’edicolante lì vicino, decidiamo di tornare a casa.

Il giorno dopo sono senza cellulare, un po’ smarrito e un po’ libero. Ogni tanto vado su iCloud nella speranza che qualcuno accenda il cellulare. Niente: l’ultima localizzazione è sempre quella. Passa la mia giornata e inizio a considerare l’acquisto di un nuovo cellulare. Sarà dura, ma bisogna andare avanti. Il mio iPhone non c’è più. Vado oltre e mi metto in cerca. Passa qualche ora e trovo quello che fa per me. C’è un solo inconveniente: la persona disposta a vendermelo torna mercoledì sera. Aspetterò.Così passa il mio martedì: un po’ di lavoro, un po’ di saudade, un po’ di ricerca.

Sono le 19 e d’improvviso decido che non è il caso di lasciarmi abbattere dallo smarrimento di un cellulare: bisogna uscire a bere qualcosa. Mi organizzo e vado al Jerry Thomas (un posto fantastico in Vicolo Cellini). La serata, tra risate e cocktail, passa che è una meraviglia. Torno a casa.
Sono stanco, vorrei buttarmi al letto e dormire, ma la dipendenza da tecnologia mi porta a dare un’occhiata all’iPad. Sblocco lo schermo e...sorpresa: “il tuo dispositivo è stato attivato 3 ore fa”. Accendo il computer, vado su iCloud e trovo una nuova localizzazione, non troppo lontana dalla precedente. Ora, però, il cellulare è di nuovo spento. Clicco su “modalità smarrito” e inserisco il seguente messaggio: “Si prega di chiamare questi numeri a qualsiasi ora o riportare il cell a questo indirizzo. Prevista ricompensa”.

Vado a dormire. A quel punto erano chiare due cose: il giorno dopo avrei saputo che fine avrebbe fatto il mio cellulare. Sono quasi le 4, sono stanco, e decido di impostare la sveglia dell’iPad alle 8.50.


Mi sveglio. Pochi secondi dopo arriva la notizia “un cliente di tuo padre ha trovato il telefono e te lo ha riportato al negozio. Si è rifiutato di accettare alcuna ricompensa. Si è scusato per avertelo riportato un giorno e mezzo dopo, ma il cellulare era scarico e ha dovuto comprare un carica batterie per ricaricarlo”. Non ci potevo credere: Francesco, così si chiama il mio eroe, mi ha riportato il cellulare. Lo ha fatto “perché era la cosa giusta da fare”. Quando l’ho sentito al telefono mi ha detto “anche io ho perso il mio. So cosa vuol dire. A me non me l’hanno restituito, ma non fa niente. Credo nel Karma, speriamo bene per il futuro!”.

Ovviamente a Francesco auguro tutto il bene per il futuro. Questa storia, a me, ha insegnato tre cose. La prima è che siamo troppo dipendenti dai cellulari. La seconda è che l'onestà non è poi così rara. La terza è che installare l'applicazione "Trova iPhone" può essere molto utile.

twitter @vitokappa

facebook Vito Kappa

 Iscriviti alla newsletter

Vuoi essere sempre aggiornato? Iscriviti alla newsletter de Linkiesta.it .

Quando invii il modulo, controlla la tua inbox per confermare l'iscrizione

 Seguici su Facebook