Diego Corrado
Avenida Brasil
2 Luglio Lug 2013 1031 02 luglio 2013

In Brasile Dilma crolla, ma Lula esclude ricandidatura

I primi effetti delle proteste delle ultime due settimane si sono abbattuti come un tornado sullo scenario politico brasiliano, terremotando i rapporti di forza nel momento critico in cui i pre-candidati alle presidenziali fissate a ottobre 2014 iniziavano a posizionarsi, secondo quanto rilevato da un sondaggio Datafolha diffuso lo scorso fine settimana.

Il dato più significativo è, ovviamente, il crollo nella popolarità di Dilma Rousseff, il cui gradimento è sceso dal 57% al 30% nel volgere di pochi giorni, numeri davvero contundenti se si pensa che solo a inizio anno (quando peraltro il rallentamento dell'economia era già evidente) la presidente in carica viaggiava intorno al 70%.

A beneficiare di questi movimenti, come era da aspettarsi, due outsider, in primo luogo Marina Silva, leader ambientalista, erede delle lotte di Chico Mendes, già artefice di un exploit alle elezioni 2010, quando al primo turno conquistò oltre il 20% dei suffragi, facendo tremare l'ex collega di governo Dilma, allora pupilla del presidente Lula e sua erede designata, che ebbe poi ragione al secondo turno del candidato dell'opposizione José Serra.

Ma sorprendente terzo è il rappresentante dell'antipolitica, Joaquim Barbosa, rappresentante dell'accusa che nel processo davanti al Supremo Tribunal Federal ha inchiodato le prime file del Partido dos Trabalhadores, condannate a fine 2012 a lunghe pene detentive per lo scandalo del mensalão, un sistema corruttivo a beneficio proprio del PT emerso nel 2005, ancora nel primo mandato del governo Lula.

Eppure, in controtendenza rispetto al vento della protesta, l'ex sindacalista Luiz Inacio Lula da Silva ancora una volta pare intangibile rispetto alla forte insoddisfazione che attraversa da nord a sud l'immenso subcontinente brasiliano. Il suo carisma personale è ancora forte, e i sondaggi dei giorni scorsi lo danno vincente contro tutti gli altri candidati, nel caso decidesse di rientrare da protagonista nell'agone politico, abbandonando il ruolo di padre nobile e king maker che si è ritagliato negli ultimi anni, quando ha lanciato prima Dilma e poi l’attuale sindaco di San Paolo Fernando Haddad, che a fine 2012 ha riconquistato la capitale paulista al PT dopo quasi dieci anni di opposizione.

La Costituzione brasiliana infatti impedisce di compiere tre mandati consecutivi, e dunque nel 2010 la scelta di Dilma fu obbligata, ma non esclude (a differenza di quella degli Stati Uniti) di rientrare in campo una volta osservato un turno di stop.

Mentre però lo stesso Lula è molto attento a non indebolire ulteriormente il suo partito, escludendo categoricamente una sua candidatura, i problemi più gravi paiono interessare i candidati dell'opposizione, in primo luogo Aecio Neves, del PSDB, colpiti anche loro dall'onda di antipolitica ma privi delle leve di governo che possano consentirgli di uscire dall'impasse.

Tutto fa pensare che la strada che porterà al Planalto questa volta sarà più lunga e complessa del solito.

@diegocorrado

Diego Corrado è autore di BRASILE SENZA MASCHERE. POLITICA, ECONOMIA E SOCIETÀ FUORI DAI LUOGHI COMUNI, Università Bocconi Editore

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