Giacomo Properzj
Largo ai vecchi
3 Luglio Lug 2013 0917 03 luglio 2013

Tu qui Santa(nchè)

Anche la signora Daniela Garnero coniugata Santanchè ha delle virtù: in primo luogo è una bella donna, ben strutturata e, ancor meglio, ristrutturata. Ha una certa qual capacità dialettica che le permette di far fronte con successo anche ad avversari importanti e ringhiosi. Per di più è di Cuneo la città di Duccio Galimberti a cui è intestata la grande piazza che guarda verso le Alpi e dove per quarant'anni i missini non poterono fare mai un comizio, neanche con Almirante, perchè il popolo cunense glielo impediva regolarmente. Di politica la signora Santanchè non capisce nulla. Essa la confonde con il potere nei confronti del quale dispone di una certa intelligenza operativa.
La signora dispone di mezzi. Gestisce la pubblicità de il Giornale e gestisce anche il suo direttore con cui sembra avere un buon rapporto sentimentale. Qualche anno fa insieme con Briatore e Feltri (questi sono i suoi abituali corrispondenti) voleva comprare la squadra di calcio del Como che ha una maglia azzurra, tutti i giocatori italiani e si prestava ad essere incoraggiata col grido di “forza Italia”. Pubblicitariamente non era una cattiva idea ma poi Forza Italia diventò Pdl e le sinergie nominalistiche non furono più così dirette dovendo contare su un pubblico, come si sa, non dotato di grandi percezioni correlative cioè, per dirla semplicemente, un po rozzo nel pensiero.
Ora la signora Santanchè si è messa in testa, nella sua completa mancanza di senso dello Stato, di concorrere alla carica di vice presidente della Camera dei Deputati pensando di scalare una tribuna dalla quale la sua veemenza partigiana potesse avere un rinnovato spazio. Non dubita la signora che la presidenza della Camera è un organo istituzionale che rappresenta tutti i deputati e in qualche modo tutti i cittadini, non è una tribuna politica, non è un luogo dove eccentricamente e singolarmente ci si possa esibire, per dirla tutta, non può essere un luogo di rissa politica. E' vero però che l'on. Santanchè subisce un cattivo esempio, perchè, non più tardi di qualche giorno fa, il presidente del Senato ha rilasciato un'intervista nella quale entra in via diretta e personale nella vita partitica italiana collocandosi ben al di fuori del suo ruolo costituzionale di seconda autorità dello Stato. Siamo dunque in presenza di un ennesimo caso di degrado istituzionale e l'on. Santanchè, quando eletta, potrebbe danzare il foxtrot con il presidente del Senato al funerale delle istituzioni democratiche italiane.
Per altro, non sembri una contraddizione anche se un poco lo è, personalmente auspico che la signora Santanchè salga al posto dell'on. Lupi alla vicepresidenza della Camera infatti la fragilità del governo Letta è tale che potrebbe dal contrario averne una scossa infausta e tra i due mali, Santanchè alla presidenza della Camera e crisi di governo, è meglio scegliere il minore. Purtroppo in Parlamento non tutti la pensano così e un fronte radicale, niente a che fare con Cavallotti naturalmente, si va formando contro l'elezione della nostra amica e rischia di essere maggioritario poiché i deputati del Pd voterebbero scheda bianca lasciando ai grillini, alla Lega e a Sel la possibilità non solo di bloccare l'elezione ma addirittura di eleggere uno di loro. Ovviamente il capogruppo del Pdl l'on. Brunetta che è mordace come un cane da pagliaio non cede forse nella speranza di una crisi al cui fondo potrebbe esserci per lui ancora un ministero ovviamente dopo un lavacro elettorale.
Chi salverà il povero Letta e i titoli di Stato degli onesti risparmiatori? Non c'è che da sperare nei 101. I famosi 101 che ci salvarono già dall'eleggere un capo di Stato forse implicato nel delitto Moro. La senatrice Puppato, come un setter inglese dietro a un volo di starne, sta già cacciando nel suo gruppo quelli che potrebbero tradire ma, ahimè, non si è accorta che lei è al Senato e i fatti si svolgono alla Camera. Una cosa però secondo me si dovrà pretendere dall'on. Santanchè: prima dell'elezioni reciti a memoria in Parlamento il testo dettato da Calamandrei della lapide apposta nella piazza principale di Cuneo che comincia con “non avrai generale Kesselring il monumento che pretendi da noi italiani...” e finisce “...ora e sempre Resistenza”.

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