Città invisibili
4 Luglio Lug 2013 1354 04 luglio 2013

A Lugo di Romagna, l’architettura è sospesa

La città romagnola decide di investire su un monumento, la “Meridiana dei popoli”, che dovrebbe impreziosirla. Elevarla al rango delle capitali europee nelle quali le realizzazioni architettoniche di alcune archistar hanno cambiato il volto di interi quadranti. Circostanza questa che non sembra riguardare Lugo dove la nuova struttura segna lo spazio ma non incide positivamente in nessun settore. Certo non su quello economico, considerati i costi dell’operazione.
Per i centri urbani, piccoli e grandi, ci sono tanti di modi di segnalarsi all’attenzione generale. Anche fuori dai propri confini amministrativi. Occasioni per guadagnare spazio anche nelle cronache nazionali. Lugo di Romagna, nel settore nord-occidentale della pianura che circonda Ravenna, a dire il vero non sembrava averne bisogno. Qui storia e archeologia hanno lasciato segni indelebili. I resti di un villaggio preistorico e il perpetuarsi di uno degli assi della centuriazione di età romana sono la testimonianza più evidente dello stratificarsi millenario della civiltà nell’area. E poi la Rocca Estense, il Pavaglione, la Porta San Bartolomeo, il Cimitero ebraico, le chiese del Carmine, della Collegiata, di Santa Maria delle Grazie, di S. Giacomo Maggiore e di Sant‘Onofrio e del Suffragio. Passando per il monumento a Francesco Baracca, il celebre aviatore lughese. Ancora, importanti spazi culturali, come il Teatro Rossini, la biblioteca Trisi e il Museo Francesco Baracca. Al quale è dedicato anche il monumento realizzato dallo sculture Domenico Rambelli, nella piazza del Mercato. Insomma la città ha un suo corposo patrimonio. Una sua struttura, distribuita nei quattro quartieri che la compongono, nella quale l’architettura si fa urbanistica. Elementi, quelli medievali e moderni, che qualificano, talora esaltandole, certe peculiarità dell’impianto. In questo contesto è stato calato il nuovo monumento, la “Meridiana dei popoli”. Una struttura imponente ma snella, sul lato di piazza Garibaldi all’inizio di via Foro Boario, alta 21 metri e larga 4. Con due simboli, una colomba in alto e un libro aperto, quello della Costituzione, in basso. Una porta di ferro aperta sulla città, nell’intenzione del progettista Mario Nanni, vincitore del concorso bandito nel 2010. Anche se l’idea di celebrare le lotte per la liberazione e i valori dell’Europa risale addirittura al 2004. Un investimento consistente quello fatto per realizzare l’opera. Complessivamente circa 125mila euro. Dei quali 50mila finanziati dalla Regione, mentre i restanti 75mila a carico del Comune. Le discussioni sulla struttura imperversano in città. Le opposte fazioni intente ad inneggiare e a svilire la nuova struttura. Che non sembra rispondere alle ambiziose pretese di Comune e Regione. Ma piuttosto rivelarsi come la costosa risposta, da parte degli amministratori, al desiderio di lasciare un segno. Peraltro omologandosi in questo a tante altre realizzazioni disseminate su e giù per l’Italia.
Eppure a Lugo esiste una buona cultura architettonica che si evidenzia nella volontà di valorizzare gli spazi storici. Partendo dal progetto guida redatto negli anni Novanta da Pier Luigi Cervellati. Da attuarsi per stralci esecutivi in relazione ai programmi economico-finanziari dell’Amministrazione Comunale. In parte già realizzati, come nel caso di quelli relativi alla zona est di piazza Trisi, di piazza Martiri e di piazza Baracca. In parte da farsi. Così come rimane da farsi l’area a verde che avrebbe dovuto garantire il necessario respiro al Parco dei Molini, nella zona di via Villa. Allo stesso modo rimangono in abbandono spazi significativi, quali il cosiddetto Pirellino.
Lugo sembra avere la necessità di ripensare il suo presente, provando ad immaginare il suo futuro. Dalle scelte in tema urbanistico passano molte cose. Non soltanto l’aspetto delle sue strade e delle sue piazze. Né le cubature che riempiono gli isolati dei suoi quartieri. Nella strada che porta alla realizzazione di una Città di Tutti e quindi senza spazi d’ombra bisognerebbe avere il coraggio di rifuggire da pericolose divagazioni. Insomma da operazioni che sembrano costituire un’esaltazione del potere locale piuttosto che un servizio alla Comunità. Proprio quel che appare la “Meridiana dei popoli”.

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