Cristiano Bosco
Vanilla Latte
4 Luglio Lug 2013 1734 04 luglio 2013

Il Governatore democratico che vuole la Macroregione

C'è un governatore del Nord che, nelle scorse settimane, si è distinto per aver espresso il suo assenso all'eventualità di trattenere più risorse sul territorio, per aver accolto con favore il progetto di "Macroregione", e per aver presenziato a una trasmissione di una seguita rete regionale - udite, udite - parlata interamente in dialetto locale. L'identikit dell'esponente modello della Lega Nord. Chi sarà, questo esempio di Padano doc? Il lombardo Roberto Maroni, inquilino del Pirellone e segretario federale del Carroccio? Non proprio. Forse Roberto Cota, Presidente della Regione Piemonte e segretario della Lega piemontese? Risposta errata. Allora non c'è dubbio, dev'essere Luca Zaia, Governatore della Regione Veneto. Think again. L'esponente politico in questione è nessuno di questi tre. E non è neppure tesserato con la Lega Nord, a meno di (clamorose) notizie dell'ultima ora. Si tratta infatti di Claudio Burlando, Presidente della Regione Liguria, ex Ministro dei Trasporti del Governo Prodi del '96, ex PCI, ex PDS, ex DS, oggi membro di spicco del Partito Democratico.

Il quale, già da qualche mese, sta lanciando interessanti - sorprendenti, per alcuni - segnali di apertura, più che nei riguardi della stessa Lega Nord, nei confronti di alcuni degli attuali punti cardine del programma del movimento fondato da Umberto Bossi. Lo scorso maggio, in una seduta del Consiglio Regionale della Liguria, ha parlato con nonchalance di incontri istituzionali con i colleghi Maroni e Cota "per collaborare sulla costruzione delle grandi opere infrastrutturali e fare una mappa logistica della macro regione del Nord", mentre a giugno ha dato concreto seguito a quanto affermato, ricevendo i governatori a Genova, per discutere di portualità, di infrastrutture, di migliori rapporti tra le regioni (quasi un ritorno di fiamma del "Ge.Mi.To.", triangolo industriale Genova-Milano-Torino) e siglare "il patto del Nord", denominazione che non sfigurerebbe nel programma della prossima Pontida. "Non ho paura di usare la parola macroregione", ha dichiarato candidamente e pubblicamente il democratico ligure. "Perché la scelta che si ha davanti è semplice: se si vuole competere a livello globale bisogna adeguare le nostre infrastrutture, a cominciare dal porto. Ne hanno bisogno le imprese piemontesi, lombarde, venete''. Dichiarazioni che potrebbero benissimo uscire dalla bocca degli stessi Maroni, Cota, o Zaia: chissà che, d'ora in poi, non aggiunga anche lo slogan "Prima il Nord". Ma l'apice dello spirito di attaccamento al territorio - in un campo che, dal punto di vista politico, era finora appannaggio padano - il genovese (e genoano) Burlando lo ha raggiunto qualche giorno fa. Quando, ospite della rete regionale Primocanale, è stato protagonista assoluto di una trasmissione speciale interamente in dialetto zeneize, condotta magistralmente (sempre in lingua ligure, ovvio) dal giornalista Gilberto Volpara, alla presenza del noto comico televisivo Enrique Balbontin (colui che, a Colorado Café, rese celebre il "savonese"): un'intervista di oltre un'ora, già diventata un cult - c'è già chi ha chiesto una replica con doppio audio e sottotitoli, come i film di SKY - in cui ha peraltro espresso il desiderio, dopo due mandati consecutivi alla guida della Liguria, di non ricandidarsi nel 2015.

Folgorato sulla Via di Pontida? Difficile. Anzi, quasi impossibile. Molto più semplicemente, Claudio Burlando, amministratore serio e concreto che non ha mai avuto grossi problemi a criticare - se e quando necessario - il suo stesso schieramento, alla soglia dei sessant'anni di età e con una pluridecennale e pluridecorata carriera politica alle spalle, non ha forse più il bisogno di seguire pedissequamente (sempre che lui lo abbia mai fatto, s'intende) le direttive impartite dalla sede centrale del Partito Democratico (sempre che loro lo abbiano mai fatto, s'intende). Quindi, all'insegna di una - sempre benvenuta - onestà intellettuale, merce piuttosto rara in politica, è ora pronto ad accogliere positivamente i progetti, le idee, le proposte, giudicando i contenuti prima ancora che l'appartenenza partitica di chi li promuove. Ecco, dunque, come si spiega la sua adesione al progetto di macro regione del Nord che, ideato, proposto e promosso dalla Lega Nord, cavallo di battaglia del nuovo corso del movimento targato Roberto Maroni, evidentemente per lui rappresenta davvero un'opportunità intelligente e concreta per il settentrione, indipendentemente dal colore politico dei suoi governatori, una unione delle forze territoriali senza ostacoli ideologici, proprio come più volte sostenuto dallo stesso Carroccio. A differenza delle affermazioni a caldo della neo-eletta Serracchiani ("La macroregione è defunta, largo alla Euroregione", come se i due concetti fossero molto differenti e distanti), l'approccio di Burlando è presumibilmente dovuto alla considerazione che i potenziali benefici del progetto siano molti, e dalla convinzione che, in fin dei conti, sulla Macroregione, i leghisti ci abbiano visto giusto, e si tratti davvero di un'idea vincente. Soltanto il tempo, e le prossime mosse del presidente ligure, potranno confermare le prime impressioni, e chiarire se questi ultimi episodi rappresentino una pura coincidenza, o davvero un principio di conversione a ideali padani. Nel caso, chissà se i vertici liguri della Lega Nord hanno già pronta una tessera, per un nuovo militante.

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