Gianluca Melillo
ItaliAmo
5 Luglio Lug 2013 1035 05 luglio 2013

Italia: ultima nei consumi ma prima nelle esportazioni

Stranezze italiane: siamo agli ultimi posti in Europa per consumo interno, ma ai primi per esportazioni. In sostanza siamo ricchi ma al contempo poveri. Com'è possibile?

L'Istat rileva che il 2012 è stato il peggiore anno dal 1997 per quanto riguarda il consumo interno. Che tradotto vuol dire che ci sono pochi soldi e che le famiglie italiane non spendono.

Scenario da incubo, la peggiore iauttura possibile per un'economia come la nostra basata sulla circolazione della moneta e sul libero mercato.

Per cui siamo in crisi nera?

Così sembrerebbe, se non fosse che Coldiretti rileva un dato interessante, cioè che lo stesso anno è stato da record assoluto nelle esportazioni per tutto il settore agroalimentare.

L’Italia è il primo esportatore mondiale in quantità di vino, pasta, kiwi, pesche, mele e pere ma anche il principale produttori di pasta e ortofrutta. Senza contare il record di longevità grazie alla dieta mediterranea, il top di presenze per il turismo enogastronomico e quello ambientale con 871 parchi ed aree protette che coprono il 10 per cento del territorio.

«I grandi gruppi multinazionali che fuggono dall’Italia della chimica e della meccanica investono invece nell’agroalimentare nazionale perché, nonostante il crollo storico dei consumi interni, fa segnare il record nelle esportazioni grazie all’immagine conquistata con i primati nella sicurezza, nella tipicità e nella qualità» ha affermato il Presidente della Coldiretti.

Parrebbe chiaro che gli asset su cui il nostro Paese può e deve puntare, sono di natura materiale e immateriale: patrimonio storico ed artistico, paesaggio, biodiversità, ricchissima articolazione territoriale, originalità e creatività, gusto e passione, intuito e buonsenso.

Turismo, agroalimentare e beni culturali in testa. Ma dobbiamo iniziare a correre, la sfida si fa globale ed i nostri migliori marchi ed aziende più prestigiose iniziano a fare gola ai grandi gruppi internazionali, cinesi in testa.

"Il passaggio di proprietà - spiegano sempre da Coldiretti- ha spesso significato svuotamento finanziario delle società acquisite, delocalizzazione della produzione, chiusura di stabilimenti e perdita di occupazione. Si è iniziato con l’importare materie prime dall’estero per produrre prodotti tricolori. Poi si è passati ad acquisire direttamente marchi storici e il prossimo passo è la chiusura degli stabilimenti italiani per trasferirli all’estero".

Anche per scongiurare questo rischio il Governo, anzi tutta la politica, deve avere ben chiaro la necessità di puntare in questi settori. Che poi vuol dire creare infrastrutture, semplificare le procedure amministrative, diminuire la pressione fiscale e fare "moral suasion" con il sistema bancario affinchè eroghi credito.

Infatti se non verrà immediatamente avviata una serie di azioni concrete in questa direzione rischieremo di perdere un treno, forse l'unico, che ci consentirebbe di rilanciare la nostra economia.

Per concludere l'Italia è un Paese che potenzialmente potrebbe (dovrebbe) essere fra i più ricchi al mondo, ma per colpa di una classe politica incapace, vecchia ed impreparata (che non riesce a comprendere che solo abbassando le tasse, semplificando la burocrazia ed investendo in turismo, cultura ed agro alimentare potremmo rilanciare economia ed occupazione), gli italiani vivono una crisi che certo non meritano.

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