Cristiano Bosco
Vanilla Latte
7 Luglio Lug 2013 1546 07 luglio 2013

Gold Cup: questo calcio non s'ha da vedere

In questo periodo estivo che, come ogni anno, per gli appassionati e i tifosi rappresenta un momento critico e difficilmente superabile di assoluto digiuno dal calcio giocato, sarebbe stato lecito attendersi una maggiore attenzione nei suoi confronti. In questi giorni, afosi ma non troppo, in cui gli italiani, pur di soddisfare la loro fame di pallone, arrivano a nutrirsi di calciomercato, (ri)vedere inguardabili repliche estive di trasmissioni sportive sulle reti locali, o addirittura recuperare antiche partite su canali amarcord come ESPN Classic, avrebbe forse contribuito ad alleviare un po' di sofferenze. In queste vacanze all'insegna dell'austerity, o di estate trascorsa in città, dove si tenta di rimediare all'assenza delle proprie squadre e dei propri beniamini preferiti guardando Corea del Sud-Iraq e Ghana-Cile (neppure le prime squadre: il Mondiale Under 20), sarebbe stata probabilmente accolta positivamente, magari seguita con attenzione. Invece no, a nessuno sembra interessare la Gold Cup, o Copa de Oro, al via in questi giorni.

Pari allo zero appare infatti essere l'interesse generale nei riguardi della CONCACAF Gold Cup, torneo definito da Wikipedia "la più importante competizione calcistica del Nord e Centro America a livello di squadre nazionali", organizzato appunto dalla CONCACAF - che sta per Confederation of North, Central America and Caribbean Association Football - ogni due anni, dal 1991 a oggi, e giunto alla sua dodicesima edizione (la 22esima, se consideriamo i trofei precedenti organizzati dalla medesima federazione). Una competizione che si terrà dal 7 al 28 di luglio negli Stati Uniti, i cui vincitori avranno accesso a un turno di play off contro i campioni dell'anno prossimo, per decidere quale nazione rappresenterà il Centro-Nord America alla Confederations Cup del 2017.

A scendere in campo, con la sola eccezione di Stati Uniti (campioni nel 1991, 2002, 2005, 2007), Messico (1993, 1996, 1998, 2003, 2009, 2011) e Canada (ebbene sì, hanno vinto anche loro, nel 2000), paesi noti per lo più per il loro status di esotiche mete per le vacanze, o per essere paradisi fiscali (o entrambe le cose, nei casi più fortunati): Cuba, Trinidad and Tobago, Haiti, Martinica, Costa Rica, Honduras, El Salvador, Belize, Panama. Tre gruppi da quattro, accedono alla fase a eliminazione le prime, le seconde e le migliori terze classificate, quindi quarti di finale, semi finali e, il 28 di luglio al Soldier Field di Chicago, casa dei Bears di football NFL, la finalissima. Che sarà presumibilmente disputata, salvo clamorose sorprese o debacle inattese, dalle rappresentative di USA e Messico, grandi (uniche) rivali del continente, da ormai oltre un decennio protagoniste di accesi derby per la supremazia calcistica del Centro/Nord America.

Certo, il tasso tecnico che scenderà in campo, a partire dalla sfida di apertura tra Canada e Martinica al Rose Bowl Stadium di Pasadena, in California (località che tuttora fa riafforare incubi per i tifosi azzurri, che mai hanno dimenticato i rigori sbagliati da Baggio, Baresi e Massaro nel 1994), non è e non sarà elevatissimo. A dispetto degli impressionanti numeri del settore giovanile, e dei dati demografici, il talento d'oltreoceano, per quanto compete la parte a nord del canale di Panama, risulta ancora distante rispetto a quello europeo, per non parlare di quello sudamericano. Tuttavia, in giornate in cui le notizie principali del settore sono un'intervista a Roberto Mancini, le location delle ferie estive di Boateng o l'ultima trattativa del Sassello, un po' di sano calcio giocato, magari con quella genuinità e autenticità lontana dalle accecanti luci dei riflettori tipiche dello star-system nostrano, non farebbe poi così male. Peccato, però, che non sia possibile seguirlo. Se anche solo una eventuale - sparuta - minoranza di italici malati di pallone desiderasse in questi giorni vedere in azione gli Stati Uniti allenati da Jürgen Klinsmann o, perché no, l'Honduras di Luis Fernando Suárez, non ne avrebbe la possibilità. Perché in quella che molti considerano, non senza un certo orgoglio, la "patria del calcio" (con buona pace dell'Inghilterra dove è nato, del Brasile dove si gioca meglio, della Spagna dove si vince da anni a questa parte), dove risiedono 56 milioni di commissari tecnici e dove le sfide più sentite possono paralizzare intere città come nemmeno il G8, la Gold Cup non appare in alcun palinsesto. Il trofeo internazionale CONCACAF è trasmesso da ben cinque network negli States (Fox, Fox Soccer, Univision, Univision Deportes e UniMás, a conferma del sempre crescente interesse da parte dei cittadini di origine ispanica), da Televisa, Tv Azteca, ESPN in Messico, Sportsnet World in Canada, ESPN in Gran Bretagna, SportTV in Portogallo. Stop. In Italia, invece, dove negli ultimi anni - anche grazie al lodevole lavoro delle pay tv - si è assistito a una quasi overdose di football (anzi, soccer) su tutte le reti, a tutte le ore, in tutti i giorni della settimana, con incontri anche all'ora di pranzo, il nulla. Segnale criptato. Nessuno spazio per la coppa dorata.

A meno di complicati e improbabili escamotage satellitari, o di connessioni in streaming con commento in spagnolo e infima qualità dell'immagine, quindi, al pubblico italiano sarà preclusa la CONCACAF Gold Cup. Poco importa che il Messico sia stato rivale degli azzurri giusto qualche settimana fa, e possa magari esserlo nuovamente ai Mondiali. Conta ancora meno se gli Stati Uniti, giganti nel football americano, nella pallacanestro, nel baseball e talvolta anche nell'hockey (oltre a un'infinità di altre discipline, come confermato puntualmente dai medaglieri delle olimpiadi), da qualche tempo stiano crescendo anche nel soccer, con risultati importanti nella Coppa del Mondo (quarti di finale nel 2002, ottavi nel 2010) e in altre competizioni (seconda alla Confederations Cup del 2009: meglio dell'Italia di Prandelli nel 2013) e giocatori di discreto livello importati in tutto il globo, da Clint Dempsey in Premier League a Michael Bradley in Serie A. E non influisce sapere che, nel torneo, potrebbero scendere in campo atleti attualmente (o presto) in forza in squadre europee e italiane. La coppa centro-nordamericana non s'ha da vedere. Dal punto di vista televisivo, godrà di minore considerazione delle inutilissime tournée nipponiche del Milan di Capello (trasmesse a metà anni '90 da Italia Uno, in notturna). E per i tifosi assetati di calcio, per contrastare l'astinenza, sarà necessario attendere le prime amichevoli estive, allenamenti contro avversarie del calibro di San Zeno di Montagna, i Monti Pallidi e la rappresentativa di Brunico. Che magari non saranno emozionanti o combattute, ma di certo non saranno giocate dagli americani, indegni usurpatori del nostro passatempo nazionale.

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