Ernesto Gallo e Giovanni Biava
Giovine Europa now
8 Luglio Lug 2013 0803 08 luglio 2013

Egitto e USA: incompetenza o grande inganno?

Con o senza El Baradei, ‘calato dall’alto’ un po’ come un certo Monti, l’Egitto e’ fuori controllo. Non ci voleva, per un paese di 85 milioni di abitanti, dei quali il 35/40% vive con meno di 2$ al giorno. In questi anni, uno dei massimi esperti di mondo ‘arabo’, Gilles Kepel, aveva piu’ volte fatto presente i rischi e le difficolta’ affrontate da una classe dirigente, quella dei ‘Fratelli Musulmani’, che egli aveva conosciuto di persona nelle sue prime esperienze di studioso. I ‘Fratelli’ avevano avuto successo nell’organizzazione e mobilitazione di malcontento, proteste e recriminazioni, ma l’arte di governo e’ un’altra cosa, soprattutto in uno Stato con urgenti problemi finanziari. Il 22 luglio scorso, su questo stesso blog, avevamo scritto quanto segue: ‘La trama della primavera araba e’ diventata complessa e sfuggente ed i suoi attori iniziali sembrano destinati ad un piu’ triste autunno, non cosi’ diverso dall’inverno di noi europei.’


Lungi da noi l’idea di auto-incensarci...ma pensiamo sia il caso di fare il punto e andare oltre la retorica spesso banale e benpensante dei media tradizionali (e di alcuni studiosi), e gli errori, clamorosi, dei politici. Come e’ possibile che gli Stati Uniti abbiano pensato di avallare la ‘democratizzazione’ del Nord Africa (e una parte del Medio oriente) cosi’ in fretta e furia? Come e’ possibile anche solo pensare di ‘usare’ la Turchia ‘moderata’ di Erdoğan quale modello per l’intera ‘area’ araba e musulmana? Ferme restando le legittime rivendicazioni dei milioni che sono scesi e scendono in piazza, non sarebbe il caso di chiudere con il brand delle rivoluzioni colorate finanziate da think tanks e parti dell’amministrazione USA, con la gentile (e selettiva) collaborazione delle monarchie autocratiche del Golfo? Non pare un caso che uno dei principali target delle proteste egiziane di queti giorni sia stata l’ambasciatrice USA Anne Patterson, vista come vicina a Morsi, dopo anni in cui gli USA avevano supportato Mubarak, senza curarsi della democrazia. Chi si puo’ ancora fidare di un patrono/padrone cosi’? Oltretutto, la fine di Gheddafi ha destabilizzato l’Africa nord occidentale, con gli effetti che abbiamo visto in Mali, dove i francesi si sono illusi di giocare un ruolo di ‘grande potenza’. Ma che cosa puo’ succedere ora con la destabilizzazione dell’Egitto? Quali le conseguenze interne al paese, in relazione al conflitto arabo-israeliano, alle petro monarchie del Golfo (e al costo dell’energia per noi...)?


Tra il resto, gli USA e i loro alleati europei hanno commesso un altro grave errore in Siria, dove, a distanza di oltre due anni dall’inizio della guerra civile, non hanno ancora preso una decisione, fermati dall’intransigenza della Russia di Putin. L’amministrazione USA e’ debole, divisa e inconcludente: avevamo scritto anche questo (Tutti gli uomini del presidente?, 15 dicembre scorso) e lo ribadiamo, per quanto possa essere impopolare. Lo hanno notato analisti di livello; Gideon Rachman sul ‘Financial Times’ lo scorso 15 maggio titola 'Obama’s greatest failure is in foreign policy'; Edward Luce, sempre sul FT, intitola il 1 luglio ‘Obama’s trip to Africa: too little, too late’, e lo pensano milioni di persone, forse anche abbagliate dal fatto che Obama promise molto e ha mantenuto poco. Le divisioni tra Democratici e Repubblicani (che hanno recentemente ottenuto la guida del FBI) sono un altro segnale di debolezza e instabilita’. Resta che se gli USA sono deboli ed inconcludenti, tutto il mondo ne patisce, inclusi noi cittadini e giovani europei.


Ne patisce anche l’ONU, che continua ad essere politicamente inesistente, nonostante (o forse anche ‘a causa di’) le parole della fidatissima di Obama, Susan Rice, gia’ ambasciatrice all’ONU e ora Consigliera per la Sicurezza Nazionale. A Bush si rimproverava (giustamente!) di avere bypassato l’ONU in piu’ occasioni, e soprattutto in Iraq. Che cosa e’ cambiato ora? Il Consiglio di Sicurezza continua ad essere quello del secondo dopoguerra, ed e’ spesso bloccato dal veto russo e cinese. L’iniziativa politica e’ inesistente. E’ interessante notare che la piu’ forte tra le organizzazioni internazionali, la WTO, e’ stata conquistata dal blocco BRICS, che nello scorso giugno vi ha insediato il brasiliano Roberto De Azevedo, sostenuto anche dalla Cina, con buona pace del messicano Herminio Blanco sostenuto dagli USA.


Il problema grave, ben visibile anche con riferimento all’ONU (vedi ancora ‘L’insostenibile leggerezza dell’ONU’, 19 febbraio 2013), e’ il continuo declino della democrazia. Altro che esportarla! Faremmo bene a guardare a casa nostra. Travolte dal mercato, le democrazie occidentali non riescono piu’ a produrre alternative, e neppure classi dirigenti di qualita’. Angela Merkel ha minato la credibilita’ del progetto europeo, che Hollande, dopo tanti buoni propositi, ha definitivamente affondato. I conservatori inglesi vivacchiano di populismo anti-europeo e anti-immigrazione. A vincere, in questa fase, sono i regimi autoritari di Cina e Russia. D’altra parte, la prima ha tirato fuori dalla poverta’ 300 milioni di persone; che cosa dobbiamo rimproverarle? Certo, entrambe hanno le loro sfide, e dovranno gestirle con lungimiranza. La Russia sta gettando le basi di un’Unione eurasiatica, che dovrebbe vedere la luce entro il 2015 e includere la maggior parte dei paesi dell’ex-URSS, con l’obiettivo di gestire meglio le risorse energetiche e strategiche di un’area vastissima. La Cina, d’altra parte, deve riformare il proprio sistema finanziario, a partire dal potenziamento del mercato dei capitali ed in direzione di una ‘superborsa’ del Pacifico. In tutto cio’, l’Unione europea e’ ancora una volta e totalmente fuori gioco. Il tasso di disoccupazione dell’Eurozona e’ 12.2% (24% per i giovani), e peggiorera’. E pensare che ancora dieci anni fa si parlava dell’Europa come dell’area di maggiore prosperita’ del pianeta, con una qualita’ della vita anche superiore agli USA.


Purtroppo, difficilmente la qualita’ della vita migliorera’, sia in Egitto che nella nostra Europa, se non ci sara’ un ritorno della politica, con scelte e idee autonome, non subordinate all’economia ed al mercato. In questo blog, affermiamo un punto di vista sulle relazioni internazionali di oggi, che abbiamo ripetuto con insistenza, cercando di andare al cuore dei problemi con uno sguardo realista. Perche’ i media (e l’accademia) tradizionali invece si fermano spesso alla retorica, all’estetica, al politically correct, al benpensare? Perche’ la politica (democratica) e’ debole? E’ stata digerita dalle lobbies? Dagli hedge funds? Da quarti o quinti poteri? O forse l’occidente e’ troppo ‘autoindulgente’, compiaciuto e sonnacchioso?

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