Belfagor
8 Luglio Lug 2013 0755 08 luglio 2013

Renzi, cosa? dall'uomo solo alla proposta

Si sa, la routine è nemica del carisma, e Renzi si trova ora a dover fronteggiare una più o meno lunga traversata del deserto con l'immagine dell'eterno aspirante, tra frecciatine e battute. Certo il sindaco di Firenze aveva alcune proposte forti, prima tra tutte la rottamazione. Ma è significativo che il suo nome non sia associato a un preciso programma di governo. Quanti tra i suoi numerosi elettori potenziali si sono accorti del suo recente spostamento da posizioni neoliberiste a politiche più aperte alle esigenze sociali (ha parlato di asili nido, per esempio)? E quanti sanno che, tra i suoi consiglieri, Ichino sembra essere stato accantonato, mentre cresce lo spazio riservato a Yoram Gutgeld:

Ora, con l'avvicinarsi della partita congressuale, Gutgeld è tornato in campo con un documento di oltre 50 pagine, anticipato dal Foglio, che sarà la base del programma economico di Renzi. Titolo: «Come far ridere i poveri senza far piangere i ricchi».
Una filosofia che richiama il pensiero di un grande del riformismo europeo, il socialdemocratico svedese Olof Palme, premier dal 1969 al 1972 e assassinato nel 1982: «Bisogna combattere la povertà, non la ricchezza».
STATO SOCIALE COME FATTORE DI SVILUPPO. «Vorrei una sinistra che rimetta al centro lo stato sociale come fattore di sviluppo, che parli di produttività e flessibilità in modo concreto e non ideologico», dice Gutgeld a Lettera43.it. «Renzi può far fare questo scatto culturale al Pd. Se le regole saranno aperte, per me è giusto e necessario che Matteo si candidi alla guida del partito».
E aggiunge: «Sarebbe difficile per lui governare un Paese senza il sostegno di un partito forte, o peggio ancora con un partito che va per conto suo. Funziona così in tutti i Paesi Ue, il premier è anche segretario di un grande partito».
L'ITALIA NON PUÒ ASPETTARE. Nel frattempo, però, l'Italia non può aspettare: «La posizione di Berlusconi che dice: 'Sforiamo il tetto del 3%' è populista è demagogica. L'Europa non è né la colpa né la soluzione dei nostri mali. Dobbiamo cominciare a fare le cose che servono al Paese e che solo noi possiamo realizzare»
. (Gabriella Colarusso, Lettera 43, 28 giugno 2013)

Finalmente Renzi non è più solo un comunicatore capace di sfoderare banalità accattivanti a ripetizione (http://machiave.blogspot.it/2013/06/il-culto-della-banalita-accattivante.html). Sembra essere diventato il portatore di contenuti significativi, di proposte meditate. Ora è anche l'uomo di una squadra, intorno a lui crescono figure come Delrio e Richetti tra gli altri. Se vuole sottrarsi al logoramento al quale è condannato (http://www.ilgiornale.it/news/interni/pd-sta-sconfiggendo-renzi-che-inizia-perdere-appeal-933711.html), non gli rimane che investire maggiormente sulla tendenza da lui incarnata, e sulla svolta culturale connessa, cercando di sviare l'attenzione dalla sua persona. Potrebbe per esempio proporre un suo candidato alla segreteria del partito senza esporsi direttamente. Un segnale di novità assoluta ci sarebbe se al nome di Matteo Renzi non corrispondesse più, per un po' di tempo, la domanda: Chi?, ma l'interrogativo: Cosa?

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