Il precario – riflessioni in cerca di editore
9 Luglio Lug 2013 1610 09 luglio 2013

Nel blu dipinto di blu

Papa Francesco non sbaglia un colpo. Sia da un punto di vista prettamente comunicativo sia da quello più strettamente iconografico. Lo aveva detto sin dal giorno del suo insediamento che sognava una ''Chiesa povera e per i poveri'' e questo suo intento sta accompagnando ogni singolo giorno del suo pontificato: da quando rifiutò di indossare il “crocefisso d’oro”, emblema di effimera opulenza terrena.
Il linguaggio diretto e scevro da ipocriti proclami, i comportamenti umili nei confronti dei fedeli, i sorrisi e gli abbracci dispensati a favore degli ultimi e dei più bisognosi hanno fatto sì che questo Papa diventasse immediatamente l’icona più rappresentativa di quest’epoca di crisi globale.
A differenza dello sfarzo in cui nuotano avidi i nostri politicanti, Papa Bergoglio è riuscito con la sua semplicità a dare voce e dignità a chi ormai ha perduto ogni speranza: gli emarginati, i perdenti, gli emigranti.
Ieri, appena sbarcato sull’isola di Lampedusa, ha simbolicamente deposto in mare una corona di fiori per ricordare le tante, troppe vittime, che proprio in quel mare hanno trovato la morte mentre inseguivano il sogno di un’esistenza libera e più agiata; fuggendo da guerre fratricide, povertà e miseria. Ha chiesto umilmente scusa Francesco, a nome dell’umanità intera:
“Chi è il responsabile del sangue di questi fratelli e sorelle? Nessuno! Tutti noi rispondiamo così: non sono io, io non c’entro, saranno altri, non certo io. Oggi nessuno nel mondo si sente responsabile di questo”.
Sembra quasi di sentire le parole di De Andrè: “Per quanto voi vi crediate assolti siete lo stesso coinvolti”. Sembra di assistere alle omelie del compianto Don Andrea Gallo.
Visita dal forte impatto simbolico dunque, proprio in quel lembo di terra situato nel cuore del Mediterraneo, in quel blu dipinto di blu da sempre crocevia e luogo di approdo di migranti provenienti da tutto il mondo.
Un Papa “comunista”, “rivoluzionario”, sussurra timidamente qualcuno. Il Pontefice, in realtà, immune da strumentali idiozie ideologiche, sta mettendo in pratica i più profondi e preziosi insegnamenti del Cristo: l’uguaglianza di tutti gli uomini, l’amore fraterno, la speranza in un mondo migliore e più giusto, la messa al bando del menefreghismo e dell’egoismo che contraddistinguono miseramente la nostra era.
Esponenti della Lega – gente che non eccelle certo per capacità intellettive - fraintendendo il significato profondo delle parole del Papa, lo hanno esortato a portarsi in Vaticano gli immigrati (sic). In un certo senso però queste loro infelici dichiarazioni ci aiutano a mettere a fuoco meglio le parole pronunciate dal Pontefice durante l’omelia: "No alla globalizzazione dell'indifferenza" e in tal senso aggiungiamoci pure “No alla globalizzazione della stupidità”.

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