L’errore in rassegna
11 Luglio Lug 2013 0712 11 luglio 2013

Per favore, o siti, non pubblicate orrori ortografici!

Devo smetterla di farmi del male. So che la cosa mi ferisce, eppure non riesco a smettere. È più forte di me. Per fortuna, però, ho questo mio blog. Qui posso sfogarmi. Ogni volta che leggo orrori ortografici che portano la firma di Tizio, Caio e Sempronio. Loro tre sono la mia vera spina nel fianco. Sono il brivido che mi sale. Sono la pelle d’oca che mi viene. Sono la mia fonte di ispirazione (però e purtroppo). In teoria, sono più di tre. Diciamo che sono anche sei o sette tizi che di scrivere in italiano corretto, proprio, non ne vogliono sapere. I loro errori, però, non compaiono su qualche pizzino o lista della spesa o blog personale. I loro errori sono lì, in bella vista, su qualche sito che pubblica “in massa” ( e sotto forma di articoli firmati) tutto ciò che riceve. Senza controllare. Probabilmente sulla fiducia. Bene. Anzi, male. Perché quella fiducia è davvero riposta male. Vediamo un po’. Da dove potrei cominciare… Ah, sì, ecco. Una bella consecutio temporum che di consecutio ha solo l’orticaria. Nomi collettivi che, con orrore, reggono il verbo al plurale. Preposizioni a che compaiono davanti a pronomi che, avendo funzione intrinseca di complemento di termine, non la vogliono assolutamente. Bellissima- in senso ironico- apostrofo che si frappone fra un articolo indeterminativo e un nome singolare maschile. Virgole su virgole che separano il soggetto dal verbo. Potrei andare avanti. Perché, credetemi, ho visto orrori di ortografia che voi umani non potete nemmeno immaginare. Ma non lo faccio. Mi faccio e vi faccio una domanda. È giusto e corretto che siti internet pubblichino in massa, solo per riempire le proprie pagine web, a discapito dell’italiano? Riformulo la domanda. È giusto e corretto che chiunque possa inviare (a una testata giornalistica online, regolarmente riconosciuta in Tribunale) una mail contenente opinioni legate a una manifestazione, notizia di cronaca, eccetera, (sì, è giusto che chiunque possa inviare mail in redazione) e che questa mail sia pubblicata come articolo vero e proprio e non come commento del lettore? Chiedo ancor più nel dettaglio. Perché l’articolo (corretto) di un giornalista pubblicistica deve essere scartato a discapito di un agglomerato di errori grammaticali (firmato con nome e cognome) di Tizio che abbrevia comunque in un raccapricciante cmq?

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