Serena Cappelli
Non aprite quelle porte
12 Luglio Lug 2013 1509 12 luglio 2013

A letto con l’iPhone

Vero precursore del genere, il mio amico XYZ anni e anni orsono soleva tessere le lodi di una certa marca di cellulari, che inizia per P e finisce per anasonic, riguardo i possibili impieghi sotto le lenzuola. Lo prendevamo in giro, ça va sans dire, noi che con i nostri telefoni poco più piccoli di una cabina telefonica pensavamo solo a mandare costosissimi sms stando attenti a non sforare con il numero di caratteri. Beata ingenuità.

A quanto pare, infatti, l’uso a letto del cellulare, che adesso si chiama smartphone ed è probabilmente in grado persino di fare le uova alla coque, è un must, ieri come oggi: un americano su dieci – si legge sul Corriere.it – non lo abbandona nemmeno mentre fa sesso. Anzi, se si fa riferimento agli under 35, la percentuale sale a uno su cinque.
Foto, filmini, una chattatina su WhatsApp, una sfida a Ruzzle, chi siamo noi per mettere limiti alla provvidenza? D’altra parte se Verdone-Raniero ci ha insegnato qualcosa, è che al cellulare bisogna rispondere, poco importa quello che stiamo facendo.

Non sia mai che solo per averla letta con un ritardo di un’ora – o di cinque minuti, a seconda del soggetto – la tanto agognata mail con l’invito per ASW, il social network così esclusivo che più esclusivo non si può, si autodistrugga, bloccandoci per sempre l’ingresso nel magico mondo della gente che conta.
Meglio avere sempre tutto sotto controllo, no?

Pace se, nel frattempo, il nostro partner si assopisce per la noia, possiamo sempre risvegliarlo. O sfidarlo a Ruzzle (cerca di essere un tenero amante, ma con Ruzzle a letto nessuna pietà, mi sembra dica una nota canzone), per rendere l’atmosfera un po’ più frizzante senza abbandonare il naturale prolungamento del nostro braccio, che potrebbe offendersi e – che Dio ce ne scampi – addirittura spegnersi .
E che ménage à trois sarebbe senza il suo protagonista indiscusso?

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