Bikaner
16 Luglio Lug 2013 0740 16 luglio 2013

Intermezzo: Ayuttaya

Ayuttaya resta a 70 kilometri da Bangkok. A due ore di autobus da Victory Square, un anello circolare grigio e ingolfato di traffico nel centro della capitale thailandese. La radio spinge forte un thai pop caramellato, osceno. Sono enormi superstrade quelle che escono da questa megalopoli, che allungano quartieri industriali, capannoni, insegne inspiegabili, almeno per un'ora, prima della campagna.


Arrivati nell’antica capitale siamese di re U Thong i tuk-tuk – taxi a tre ruote colorati e sbilenchi – ronzano come mosche intorno ai turisti. Altri aspettano in fila davanti alla stazione. Ma diverse ragioni fanno preferire uno scooter a nolo ai prezzi di vantaggio offerti. Di alcune, due: la possibilità, in un certo senso il dovere, di ignorare le più elementari regole di circolazione (comportamento da ripetere in diversi Paesi del Sud-est Asia).Gli altri lo faranno in ogni caso, quindi è bene cominciare subito. La seconda: correndo da un tempio all’altro si trova un parziale refrigerio dall’umidità soffocante, ci si perde nei quartieri marginali, si incorociano diverse zuppe e griglie a spiedini lungo la strada. I parrucchieri locali hanno belle insegne démodé, e nel cortile di una scuola cristiana i ragazzi della banda battono e soffiano nei loro strumenti.

Ad Ayuttaya ci sono templi dappertutto, alcuni sono più quotati di altri, per me restano spesso uguali. Uno, dietro un cancello cascato, lungo la strada, nasconde un immenso Buddha seduto. Sull’altare, lì e dappertutto, bacchette d’incenso e statuine votive.


Ci sono elefanti addomesticati, noleggiati anche loro, per una poco entusiasmante passeggiata intorno ad una rotonda. Un grande Buddha coricato, e vestito d’un grande lenzuolo arancione, riposa placido in un prato.

Poi c’è un treno di notte, alle dieci meno un quarto, che rimonta la Thailandia, da qui a Chiang Mai. Prossima fermata, la capitale del nord.

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