Samba!
17 Luglio Lug 2013 0037 16 luglio 2013

Una pistola alla tempia

Caitlin è arrivata a casa solo da due giorni. E’ bionda, con gli occhi azzurri spavaldi e di mestiere gioca a calcio in Brasile. E’ rientrata dall’Europa. Lei abita qui, da nove anni. Solo una volta è stata aggredita. Per dirla tutta, le hanno strappato la catenina che aveva al collo. Appena ha potuto, se l’è ricomprata. Oggi – dice orgogliosa – continua a portarla al collo con abbinati gli orecchini.

Mi racconta che può succedere che qualcuno non proprio con buone intenzioni si avvicini. Per lei comunque non c’è da avere paura. Da quando ha messo piede nell'appartamento Caitlin mi spinge ad andare in giro – quando non ho da scrivere – per prendere confidenza con la gente del posto e le strade del quartiere giapponese, dove abitiamo.

L’atmosfera che si respira da queste parti è ben lontana da quella descritta dall'ultimo rapporto del Brasile con la pistola in mano, la Mapa da Violência 2013. In quelle pagine emerge un quadro allarmante. Fra il 1980 e il 2010 in Brasile sono state uccise con armi da fuoco quasi 800.000 persone.

Ma, sfogliandolo meglio, affiora anche un’altra realtà dei fatti: grazie alle politiche governative anche questa emergenza sta rientrando, soprattutto nelle città più grandi del Paese come San Paolo e Rio de Janeiro. Lo fa a piccoli passi, ma con costanza. Dieci anni esatti fa il Brasile ha fatto una scommessa con se stesso, facendo entrare in vigore lo statuto del disarmo.

Da allora il governo ha promosso campagne, chiedendo ai cittadini di consegnare le armi. In cambio dà loro un buono che oggi arriva fino a 170 euro. I risultati alla spicciolata stanno arrivando. Secondo i dati del ministero della Giustizia, più di 616.446 armi sono state consegnate ad oggi. E’ solo una piccola goccia, dirà qualcuno, ma di quelle che un giorno potrebbe fare molto rumore.

@ Micaela Osella

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