Samba!
18 Luglio Lug 2013 0131 17 luglio 2013

Gioventù bruciata

E’ una lost generation quella che oggi cerca lavoro in Italia. Anche qualora l’attività economica dovesse stabilizzarsi, la disoccupazione è destinata ad aumentare. Non c’è scampo: sarà così, almeno fino al 2014. E’ questo il quadro tratteggiato qualche giorno fa dall’ultimo bollettino di Bankitalia. Purtroppo, è cosa fin troppo nota alle cronache.

Anche Rubens, presidente di una società brasiliana operante nel settore degli elettrodomestici, non se ne stupisce. Sua moglie è italiana, lui conosce molto bene quello che sta succedendo Oltreoceano. Mi racconta che è stato di recente per lavoro nel nostro Paese. Ha visitato due aziende, sue concorrenti, per capire la fattibilità di fare affari con loro. Risultato: entrambe queste realtà industriali l’hanno lasciato perplesso.

In questa storia è il motivo di tanto scetticismo a far riflettere. Rubens è rimasto basito per la mancanza di manodopera domestica in quelle società. Se nella prima azienda basata a Fabriano – mi dice – gli operai erano quasi tutti di colore e cinesi, nella seconda azienda ha trovato personale libanese e orientale.

Quando ha chiesto ai rispettivi proprietari il perché di questa politica del personale, che esclude volutamente gli italiani, si è sentito rispondere che i costi del lavoro in Italia sono eccessivi. Come dire: meglio assumere operai stranieri, per convenienza economica.

L’imprenditore brasiliano per avere un quadro più completo su quello che sta succedendo da noi ha poi accettato di incontrare anche il management di una realtà quotata. Ebbene, anche se qui la situazione degli impiegati è meno sbilanciata, si è trovato di fronte a un’azienda che - dietro la bandiera del Made in Italy – assemblea elettrodomestici con componenti prodotti in Cina.

Alla sua porta domani verranno a bussare altri imprenditori italiani, in cerca di fortuna in Brasile, mi anticipa. Ma convincerlo sulla bontà di fare impresa insieme, visti i precedenti, non sarà facile.

@ Micaela Osella

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