Gianluca Melillo
ItaliAmo
19 Luglio Lug 2013 1145 19 luglio 2013

Anche @MatteoRenzi dice no al "reato di clandestinità"

"Il reato di clandestinità va abolito. Sull'immigrazione la politica deve smetterla di giocare sulle paure degli italiani". Ne è convinto Matteo Renzi, Sindaco di Firenze e aspirante (forse) Segretario del Partito Democratico.

Il settimanale Famiglia Cristiana ha chiesto a Renzi se il reato di clandestinità vada abolito. "Assolutamente sì" risponde, aggiungendo che "l’immigrazione è uno dei temi sul quale esiste un grande divario tra la società e la politica. Mentre questa faceva la Bossi-Fini la società “produceva” invece Balotelli ed El Shaarawy come coppia d'attacco della Nazionale".

"Ciò vuol dire - continua Renzi - che generazioni di persone che si sono stabilizzate nel nostro Paese hanno dimostrato di essere radicalmente diverse dalle visioni ideologiche della Bossi-Fini e dal razzismo di certi leghisti come il senatore Calderoli".

Possibile dar torto a Matteo Renzi?

Secondo chi scrive non si può. Per svariate ragioni, alcune di ordine sociale, sociologico, antropologico e storico ed altre di natura più politica ed economica.

Sulle prime, in estrema sintesi e per non trasformare questo in un trattato, basti pensare solo al drammatico vulnus identitario che vivono centinaia, se non milioni, di cittadini italiani "de facto" (perchè qui vi sono nati, studiano, lavorano, vivono...) ma stranieri per la legge. Queste persone sono italiane e tali si sentono, ma il nostro Stato non gliene riconosce il pieno status giuridico. Cittadini di serie B, ed in molti casi anche C e D.

Donne e uomini che non appartengono più al loro Paese di origine (specie poi se di seconda generazione) ma nemmeno a quello nel quale vivono. Ombre senza sostanza.

Per le ragioni politiche chiaramente legate alla loro partecipazione alla vita pubblica, soprattutto in termini elettivi ed elettorali. Intendendo la prima nell'impossibilità, nella quasi totalità dei casi, di potersi acndidare a coprire ruoli istituzionali e la seconda nel non poter adempiere al (sacro) diritto/dovere di ogni cittadino (appunto) cioè quello di poter votare.

Senza dimenticare le ragioni, importanti specie in momenti di drammatica crisi come quello che l'Italia sta vivendo, economiche. Gli immigrati portano lavoro, non certo lo "rubano" come certa propaganda destrorsa vorrebba dar ad intendere. Sono cittadini che pagano le tasse, spendono, investono, in sostanza che fanno "girare l'economia".

Ovviamente mi riferisco solo a quanti vivono nella luce della legalità.

Mentre i poveracci costretti nel buoio della clandestinità non fanno altro che ingigantire i già enormi introiti della criminialità. Oltre che patire una vita, spesse volte, disumana.

In "estrema" sintesi queste solo alcune, forse le più macroscopiche, delle ragioni per cui andrebbe immediatamente abrogata questa ingiusta (ed economicamente folle) legge sul reato di clandestinità.

Speriamo che il prossimo Governo, che ci auguriamo non sia politicamente fragile come quello attuale, prenda in carico davvero il problema e che si apra una (vera) discussione su nuove politiche sull'immigrazione, sull'integrazione e sul diritto di cittadinanza.

E se Matteo Renzi si dovesse candidare Premier, e "rottamerà" anche le vecchie politiche sull'immigrazione (a cominciare dalla Bossi-Fini) per proporne di nuove e migliori, sono certo saremo in molti a sostenerlo.

 Iscriviti alla newsletter

Vuoi essere sempre aggiornato? Iscriviti alla newsletter de Linkiesta.it .

Quando invii il modulo, controlla la tua inbox per confermare l'iscrizione

 Seguici su Facebook