Marco Sarti
Camera con vista
19 Luglio Lug 2013 1539 19 luglio 2013

Il Pd Casson sfiducia il ministro a sua insaputa

Psicodramma a Palazzo Madama. Al momento di discutere la mozione di sfiducia nei confronti del ministro Angelino Alfano, il senatore Pd Felice Casson va in crisi. Prima assicura lealtà al governo, poi vota contro, alla fine ammette di essere andato in confusione.

L’esponente democrat vorrebbe le dimissioni del titolare del Viminale. Non è un mistero che la versione fornita da Alfano in merito alla vicenda kazaka non l’ha affatto convinto. Eppure il Pd ha deciso di non mettere in difficoltà il governo. «Soltanto un vincolo di partito in materia di voto di fiducia mi impone di votare contro la mozione» spiega così Casson in Aula.

Al momento di passare sotto al banco della presidenza per esprimere il proprio voto, la sorpresa. Contrariamente a quanto annunciato, Casson sfiducia Alfano.

L’imbarazzata giustificazione arriva al termine delle votazioni. «Signor presidente - prende la parola il senatore democrat - chiedo scusa a lei e ai colleghi per l’errore che ho fatto, di cui ovviamente mi assumo la responsabilità. Ho votato dicendo “sì”. È un errore, perché, come risulta dal testo del mio intervento di stamani, posta la questione di fiducia dal presidente Letta, intendevo e intendo votare la fiducia al governo».

Sarebbe troppo facile chiamare in causa Sigmund Freud e le teorie sull’influsso dell’inconscio. Forse la colpa è delle complicate procedure parlamentari. «In conclusione, per non sbagliare me lo sono anche scritto, chiedo scusa a tutti per il fraintendimento e ribadisco che il mio voto deve intendersi “no”». Meglio tardi che mai.
 

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