Simone Guidi
Temporalia
19 Luglio Lug 2013 2331 19 luglio 2013

Se il Royal Baby fosse nero



La polizia intorno all'ospedale, la principessa col pancione, le tazze pacchiane già in vendita sugli scaffali dei negozi. Non se la prenda William, ma sarà figlio un po' di tutti, questo real bambino. O come minimo sgraveremo anche noi, con la povera Kate, ché – diciamolo – viene un groppo in gola anche a guardarla, con un intero regno in pancia, troppo grande per tirarlo fuori tutto insieme, troppo atteso per trattenerlo. E non ne possiamo più di sentirne parlare.

In momenti come questi l'immaginazione è una seconda madre, perché concepisce e quasi modella la realtà prima che questa venga alla luce. L'intero occidente ha proiettato un mucchio di attese sul pargolo millenario, di cui non conosce il nome e il sesso ma di cui delinea a menadito il destino: eletto principessa o principe, regina o re, ne seguiremo – volenti o nolenti – le gesta politiche e umane, ne narreremo le passioni e gli amorazzi, ne faremo un'eroina o un eroe.

Ecco. Ora io, nelle poche ore in cui il nascituro rimane ancora un personaggio immaginario, mentre si spinge verso le porte del mondo senza averle ancora varcate, vorrei fantasticare sul suo arrivo. Raccontarvi come lo vorrei, senza pretendere, tuttavia, che questo possa o debba uscire dall'orizzonte della mia fantasia:

E' arrivato il grande momento. Kate se ne sta distesa con la gambe spalancate – “Respiri forte” – le dicono i dottori, i migliori d'oltremanica. Tutta questa attesa finalmente si dirada. Il royal baby è nato. Eppure l'ostetrica, mentre lo avvolge nelle sue prime insegne, si accorge di qualcosa. Esita, poi chiama gli altri, che si avvicinano preoccupati. Il bambino è nato, ma è nero. Non proprio nero-nero, ma quel tanto che basta per svelarci che anche le principesse hanno le loro distrazioni, e che mentre la stampa si concentrava sulle partite a polo, sul viaggio di nozze e sul raffreddore di Nonna Elizabeth, qualche cosa di più interessante le sfuggiva.

Il principe non si sente molto bene, a Carlo gira la testa: si siedono in un angolo mentre la regina è ancora all'oscuro; poi ricordano di avere la consueta battuta di caccia, e a mai più rivederci. Bloccate entrate, uscite, strade, metropolitane. I cavalli tenuti stretti per le redini. Nessuno può e deve uscire da quell'ospedale, da quella città. Ma ormai una rivoluzione è stata avviata. La gente lo voleva e lo avrà a tutti i costi, questo pupo.

Il mondo riscopre d'un colpo quale immenso potere se ne stia avvoltolato tra le cosce di un'affascinante altoborghese, e con quale importanza possa irrompere nella storia un istruttore di ginnastica, figlio di un'africana emigrata in Inghilterra negli anni '70. Da qualche ora i giornali sono in possesso della notizia – e pure di un tweet dell'ostetrica –, e la sparpagliano ai quattro venti. L'anziana Elisabetta rimanda ancora la sua villeggiatura, e ha come la sensazione che questa volta la salterà del tutto. In realtà le viene un po' da ridere, e fa stirare un bel vestito per un discorso speciale alla nazione.

Quando va in onda a reti unificate, lei e il prezioso divanetto sullo sfondo sembrano provenire da un'altra epoca, ed è così. Le donne di tutto il mondo sanno ora che non soltanto possono sfilacciare a loro piacimento le opulente stoffe che intessono la nobiltà, ma che sono addirittura in grado di sovvertire, soggiogare e rovesciare le attese di una corona per un loro trastullo. Ai principi si disobbedisce, e pure ai re e alle regine.

Cameron non la prende bene, mentre Obama è il primo a telefonare. Si precipita nella stanza ovale con ancora indosso il pigiama a stelle e strisce. Lo rassicurano: il bambino è nero di suo, e sta bene. Dovrà fare anche lui un suo discorso, però più tardi: prima vuole sedersi sul divano e godersi questa cosa che ha dell'incredibile. Domani tutti i neri cominceranno a dire che anche il vecchio mondo ha la fotografia del suo cambiamento.

Così Nelson Mandela si mette in tasca i suoi primi 95 anni e muore quella notte stessa. Ha il sorriso in faccia mentre se ne va, e la gente per le strade di Pretoria esulta, balla e canta invece di disperarsi. Magari lo ripudieranno, ma forse un giorno a furor di popolo sarà eletto re. I nobili di tutto il Regno si inchineranno di fronte a un nero, a un meticcio e un illegittimo, perché con lui berranno il tè delle cinque e discuteranno di attualità. Il figlio di un istruttore di ginnastica li nominerà duchi e baronetti, e Paul McCartney avrà suonato al suo battesimo.

Ma soprattutto ora tutti comprendono quale incredibile potenziale di cambiamento risieda nelle azioni più banali e più vili, come allacciarsi le scarpe, mangiare più verdura o passare venti minuti da soli con qualcuno. Restano sudditi, ma con una differente e più consapevole idea del tradimento. La gente comincia a volersi bene per il semplice fatto che questo rende tutto meno noioso. I registri dei matrimoni vengono bruciati tutti. Tutti vivono un po' più felici perché sperano di meno e un po' più contenti perché fanno di più.


Insommma. Io so che la ragazza sfornerà nel giro di non molte ore il suo bebé, probabilmente una femmina, e sicuramente sarà bianca-che-più-bianca-non-si-può. E' quello che aspettavamo e sarà quello che avremo. Se così non fosse Kate finirebbe in poche ore nell'esercito delle ragazze madri che lavorano per McDonald's, con Royal Baby a carico.

Eppure, mi chiedo, chissà se Kate si fosse presa quei suoi venti minuti di libertà, quale occasione avrebbe dato a tutti noi per cambiare le nostre aspettative, per renderle meno lineari. Quale opportunità ci avrebbe concesso per diventare meno ovvi, per attendere di meno e fare di più. O in ogni caso per meritarci qualcosa di inatteso.


Simone Guidi
@twsguidi
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