Diego Corrado
Avenida Brasil
21 Luglio Lug 2013 0740 21 luglio 2013

A Rio Papa Francesco incontra un Brasile in cerca di sé

Ci sono fatti il cui significato trascende la portata dello specifico avvenimento, momenti in cui è la cronaca quotidiana, più che qualche avvenimento epocale, a indicarci punti di svolta nella storia dell’umanità.

Così, il fatto che il primo viaggio internazionale del primo Papa extra-europeo si svolga in Brasile, a Rio de Janeiro, dove Papa Francesco dal 23 al 28 luglio celebrerà la Giornata Mondiale della Gioventù, è cosa il cui significato va ben oltre la rilevanza liturgica di un evento che pure negli ultimi anni ha visto crescere a dismisura la sua risonanza mediatica, e che secondo stime prudenti raccoglierà oltre un milione di credenti provenienti dai cinque continenti.

È il segno che il baricentro della storia, in questa modernità liquida, si sposta con una velocità che ci disorienta. Il più grande paese cattolico del mondo riceve un Papa, Jorge Mario Bergoglio, che in pochi mesi di pontificato ha dato segnali di grande innovazione. Anche la scelta del mezzo, un semplice volo di linea, racchiude in sé la potenza rivoluzionaria dei piccoli gesti, a volte capaci di indicare un cambiamento di rotta in modo più significativo di molti proclami.

E questo incontro sarà tanto più significativo in quanto la religione continua a essere una forza di cambiamento potente in seno alla società brasiliana, svolgendo un importante ruolo di ausilio a istituzioni come la famiglia nel processo di trasmissione dei valori, rinforzo identitario, spinta al sacrificio che hanno consentito l'ascesa di decine di milioni di persone negli ultimi anni, fenomeno che – come ci insegnano le proteste delle settimane scorse, di cui i ceti emergenti sono stati protagonisti – è il connotato più autentico dell'ascesa del Brasile degli ultimi anni.
In questo la sfera religiosa conferma un'influenza che in anni recenti si è espressa insieme alle forze più avanzate della società nel chiedere e poi provocare la fine della dittatura, dando luogo a laboratori sociali che affondavano le loro radici nella Teologia della Liberazione, movimento di riforma poi represso dalle gerarchie vaticane, allora peraltro impersonate dal Cardinale Joseph Ratzinger.

Ma se scaviamo sotto la superficie scopriamo che il vento impetuoso del cambiamento che da tempo scuote il sistema sociale e politico brasiliano non risparmia la sfera religiosa.
Una ricerca della Fundação Getúlio Vargas divulgata nell’agosto 2012, proprio pochi giorni dopo l'annuncio della GMG, conferma una tendenza del resto già in atto da tempo: negli ultimi anni è calata sensibilmente la percentuale di brasiliani che si dichiarano di religione cattolica, passando dal 73,8 per cento del 2003 al 68,4 per cento del 2009. Questo dato, che superava il 90 per cento nel 1970, sembra mostrare un’evoluzione direttamente correlata ad altre grandezze, come il tasso di urbanizzazione della popolazione e la caduta del suo tasso di crescita, e probabilmente queste dinamiche mostrano altrettante facce della medesima medaglia, e possono legarsi sia pure in senso lato alla omologazione della società brasiliana a modelli di convivenza tipici della modernità.

La scelta di Rio de Janeiro come sede della GMG, forse la stessa elezione di Bergoglio si inseriscono nel medesimo solco, un prodigioso sforzo della Chiesa di Roma per riguadagnare il terreno perduto nella sua nuova ma già vacillante roccaforte. E allora la scelta di Papa Francesco, quel suo andare con ogni gesto, ogni parola al nucleo del messaggio cristiano si rivela ogni giorno più azzeccata per parlare ai fedeli brasiliani, in cerca come tutti i loro compatrioti di nuovi riferimenti identitari.

Twitter @diegocorrado

Al rilievo della dimensione religiosa nella società brasiliana contemporanea è dedicata gran parte del cap. 6 di BRASILE SENZA MASCHERE. POLITICA, ECONOMIA E SOCIETA' FUORI DAI LUOGHI COMUNI, Università Bocconi Editore (qui indice e prefazione del libro)

 Iscriviti alla newsletter

Vuoi essere sempre aggiornato? Iscriviti alla newsletter de Linkiesta.it .

Quando invii il modulo, controlla la tua inbox per confermare l'iscrizione

 Seguici su Facebook