Il precario – riflessioni in cerca di editore
22 Luglio Lug 2013 0922 22 luglio 2013

L’insostenibile leggerezza dell’etere

L’oggetto presente nelle case di tutti gli italiani, il televisore, è un aggeggio dal design accattivante, frutto di anni e anni di evoluzione tecnologica. Sottilissimo e ipertecnologico quello dei giorni nostri, enorme e per niente ergonomico quello di un recente passato (anni ’80 - ‘90), bombato, trasognante e trasognato quello in voga negli anni ’70 (posseggo tutt’ora un “telefunken” color arancio di quel periodo ancora perfettamente funzionante,ndr).
A prescindere dall’epoca, dal tipo o dal modello, i televisori sembrano contenitori innocui, souvenir catodici, mediatici e medianici, alle volte accuratamente adagiati sopra un centrino di cotone abilmente lavorato a mano come faceva mia nonna. Ma quell’oggetto all’apparenza così benevolo che ci tiene compagnia quando siamo soli e tristi, stanchi ed annoiati, è una delle armi più pericolose mai create dall’uomo per sopraffare i propri simili; al pari della propaganda nei regimi dittatoriali è lo strumento di manipolazione delle masse e delle coscienze più potente mai concepito. Mai come oggi viviamo in una società dove la TV ha una forte e rilevante influenza: crea e plasma l’opinione pubblica, sentenzia, governa, addomestica menti. Pensiamo, ad esempio, ai vari processi decisi in TV e non nelle aule di tribunale: caso Scazzi e omicidio di Perugia su tutti.
I programmi e i relativi contenuti sono mediocri come mediocre è chi li guarda, il telespettatore. In questi ultimi anni si è tanto parlato di TV spazzatura anche se bisognerebbe avere un po’ più di rispetto; per la spazzatura intendo. C’è un format, ad esempio, in cui ci sono donne che raccontano la storia della gravidanza avvenuta a loro insaputa (sic); programmi con protagonisti bambini all’occorrenza cantanti, attori o ballerini, comandati a distanza da genitori tanto egocentrici quanto squilibrati; quiz dal bassissimo livello culturale trionfo del nozionismo più effimero a discapito di una certamente più nobile sinapsi cerebrale; tribune elettorali e talk show politici al limite della psicopatia isterica.
Gli attori che gravitano intorno a questo mondo ai limiti del grottesco, possono essere di due tipologie: se sono stupidi e non sanno mettere in fila due parole in lingua italiana ambiscono a fare il tronista dalla De Filippi; ma se madre natura gli ha donato una lingua dinoccolata e all’occorrenza biforcuta, i pollici più o meno opponibili, allora è “l’opinionista” il lavoro più prestigioso che si possa mai fare in TV. L’opinionista è un improbabile figuro, un “deus ex machina” trascendente e trascendentale in odore di santità, portatore sano di tuttologia: è al corrente di tutto, per lui lo scibile umano non ha segreti, snocciola dati o statistiche e argomenta tesi riguardo questo o quell’altro argomento; sono i più osannati dal pubblico. Hanno sempre la parola giusta da dire, adeguata al momento, alla circostanza, all’episodio.
Quando ci fu l’affondamento della nave Concordia erano tutti prodi nostromi o plurimedagliati capitani di lungo corso, discutendo i casi di cronaca nera si trasformano in scaltri Perry Mason o sagaci Sherlock Holmes, parlando di politica diventano fini costituzionalisti dall'indiscussa fama internazionale. Così l’Italia si divide tra l’autorevole pensiero portato avanti da Barbara D’Urso e quello ancor più autorevole di Mara Venier. Ha ragione l’una o ha ragione l’altra? Ci si schiera, bisogna schierarsi perché da ciò dipenderanno le sorti del nostro vivere quotidiano. Ma si, è corretto quello che dice la D’Urso, lei non si sbaglia mai: è intelligente, carina e poi dimostra molti meno anni di quelli che ha realmente. Ma anche Mara Venier, nel salotto perbene più visto d’Italia, non è da meno: si commuove , ride, ammicca, applaude, si dispera.
La televisione non è la verità! Molte anzi troppe volte, ho sentito dire: “ma è vero!lo hanno detto alla televisione!”; affermazione stupidamente errata o quantomeno assai opinabile. La televisione, come diceva Howard Beale, personaggio protagonista di in un vecchio film tanto straordinario quanto profetico, “è un maledetto parco di divertimenti, la televisione è un circo, un carnevale, una troupe viaggiante di acrobati, cantastorie, ballerini, cantanti, giocolieri, fenomeni da baraccone, domatori di leoni, giocatori di calcio”. E' tutto questo e nient'altro.
Hanno bisogno di persone ignoranti perché la cultura ci rende critici e avere senso critico ci rende liberi. Qualche sera fa, prima di addormentarmi, mi è capitato di assistere (per fortuna brevemente) ad una puntata del programma di Vespa, Porta a Porta. Tema della puntata: la crisi economica?la disoccupazione giovanile? Niente di tutto ciò: parlare di queste cose innanzitutto annoia e poi potrebbe addirittura inasprire gli animi dei più facinorosi.
Quasi dimenticavo, la trasmissione era interamente dedicata alla gravidanza di Kate Middleton, mancava solo il plastico del feto.

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