Andrea Guarise
ABC. A-Always, B-Be, C-Closing
23 Luglio Lug 2013 0806 23 luglio 2013

La rinascita passa dalla voglia di fare e migliorarsi

L’explicit dell’intervista a Giacomo Morri non poteva cadere nel vuoto.

Ecco perché, in uno scenario generale tendente sempre più al “deprimente cronico”, oggi voglio raccontare, e mi fa piacere ospitare, un contributo di Luca Petrichella, responsabile di un team di gestione in Fabrica Immobiliare SGR, uno di quei ragazzi che ce l’hanno fatta, ragazzi come tanti che dopo aver studiato duramente e dopo molta gavetta, si trovano ad avere un lavoro in una posizione manageriale con responsabilità che, moltissimi altri giovani alla loro età, i più, possono solo sognare.

Oggi la società dipinge, e vuole i giovani come perdenti in partenza, ma in realtà a ben vedere, a mio avviso, l’unica discriminante è l’impegno, la voglia di migliorarsi con il lavoro (anche creandoselo, sia ben inteso) e la voglia di fare.

Raccontaci la tua esperienza. In che modo il master ha inciso sulle esperienze lavorative?

Da laureato in ingegneria civile, prima del Master in real estate, mi ero occupato di progettazione e costruzione sia di infrastrutture che di operazioni immobiliari, ma sempre dal punto di vista di un tecnico, affrontando le problematiche esecutive di queste opere. Il Master ha costituito un punto di snodo della mia esperienza lavorativa: mi ha consentito, infatti, non solo di poter cambiare in senso orizzontale il settore di attività, passando dall’ambito tecnico a quello diverso e per me più ambito della finanza immobiliare, ma anche in senso verticale, passando dalla fase operativa di esecuzione delle operazioni a quella strategica della valutazione delle stesse.

E attualmente dove lavori e di cosa ti occupi?

Lavoro presso Fabrica Immobiliare SGR, una società di gestione del risparmio di tipo immobiliare, dove sono responsabile della gestione di alcuni fondi comuni di investimento, con un team dedicato. Mi occupo, quindi, dei vari aspetti della gestione, dalla ricerca di valide operazioni immobiliari per i fondi gestiti, alla loro strutturazione ed esecuzione, nonché alla gestione dei rapporti con i tenants.

Si parla tanto in questo periodo di giovani, ma i giovani cosa devono fare per entrare e per crescere nel real estate italiano?

Per la mia esperienza, il percorso migliore resta quello di puntare sulla competenza, impegnandosi a costruire un curriculum di studi specialistici sia di matrice tecnica che finanziaria, attraverso corsi universitari e master di specializzazione, questi ultimi possibilmente dopo un’esperienza lavorativa di almeno un biennio in un’azienda del settore. L’ingresso nel real estate oggi può essere meno difficile scegliendo un master con stage finale presso le aziende. Le competenze acquisite in questi corsi specialistici torneranno poi utili nelle varie fasi di crescita professionale.
Anche una breve esperienza all’estero, magari nei paesi con mercati immobiliari più evoluti e trasparenti, ritengo sia una buona carta da giocare nel proprio curriculum.

Venendo alla parte prettamente lavorativa: dal tuo osservatorio personale come sta il mercato immobiliare?

È ovviamente un momento difficile sia in termini generali che nello specifico settore immobiliare, reso in alcuni casi ancor più complicato da decisioni imprenditoriali sbagliate o semplicemente poco lungimiranti. Ora più che mai è necessario tornare all’analisi fondamentale dei probabili scenari futuri, al fine di collocarsi correttamente sul nuovo mercato che andrà a delinearsi alla fine, speriamo, di questo lungo periodo di crisi. La vision di quello che probabilmente accadrà resta, a mio parere, un esercizio di fondamentale importanza.
Può comunque costituire una grande opportunità approfittare della crisi per far nascere un settore immobiliare nuovo, più evoluto e trasparente, e finalmente scevro da tutte quelle interessenze che l’hanno reso in Italia sinonimo di scarsa trasparenza ed inefficienza.

E in questo contesto quale ruolo per le SGR e i fondi di investimento immobiliare?

I fondi immobiliari sono uno strumento di risparmio gestito ed il loro ruolo resta quello di combinare domanda di investimenti immobiliari in grado di fornire ritorni solidi nel medio termine (espressa da investitori istituzionali e/o retail) ed offerta di asset o progetti immobiliari economicamente e finanziariamente sostenibili (espressa da imprenditori e da grandi proprietari immobiliari sia pubblici sia privati). Nell’attuale contesto di difficoltà del settore bancario nel concedere finanziamenti alle iniziative immobiliari, spetta alle SGR attrarre capitali italiani ed esteri sui migliori investimenti immobiliari, operando anche a supporto dell’auspicata ripresa economica.

Cosa manca all’industria immobiliare italiana per essere considerata un mercato maturo in linea con le best practices internazionali?

Le SGR immobiliari italiane stanno già rispondendo positivamente agli stimoli che provengono dalle Autorità Fiscali e di Vigilanza, consolidando le loro strutture interne con nuove figure professionali (es. risk manager, compliance, internal audit, ricerche e valutazioni, investor relations, ecc.) in grado di fornire un supporto tecnico all’attività di asset management ed un continuo presidio dei rischi, sia connessi agli investimenti sia al più ampio tessuto relazionale e reputazionale in cui opera una SGR.
Probabilmente le dimensioni degli operatori italiani rimangono ancora contenute rispetto alla media europea, con cui ormai bisognerà confrontarsi, pertanto potremmo assistere nei prossimi semestri ad un incremento delle operazioni di fusione ed acquisizione dei vari operatori, mirate ad implementare economie di scala e a raggiungere dimensioni più efficienti.
Da un punto di vista più generale, invece, riprendendo quanto dicevo in merito all’opportunità che nasce dal momento di profonda crisi attuale, si apre ora la possibilità di far evolvere l’industria immobiliare italiana verso uno standard di qualità nuovo, da acquisire proprio mediante l’applicazione di quelle best practises internazionali ormai presenti nel nostro Paese, ma ancora non universalmente diffuse.
Un auspicabile moto verso l’efficienza e la trasparenza del mercato, che corrisponde poi alla premialità proprio di quelle competenze professionali la cui attenta gestione mi sento di suggerire ai più giovani.

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