Luca Barni
Banchiere di provincia
26 Luglio Lug 2013 1030 26 luglio 2013

High frequency…trading or trap?

Non per indossare le vesti grigie del guastafeste, ma vogliamo fare una riflessione accettabilmente seria sui massimi toccati in questi giorni dalle Borse? C’è forse qualcuno disposto a credere che il rally sia il termometro di una salute ritrovata da parte del sistema economico? C’è ancora qualcuno, dopo quello che è successo da cinque anni in qua, disposto a credere alle fiabe? Di cosa parliamo quando parliamo di segno “più” sulle piazze borsistiche del mondo? Non certo, o soltanto in minima parte, di economia reale. Non certo delle aziende in snervante attesa dei pagamenti dalla Pa. Non certo di chi, con ammirevole abnegazione e incrollabile fiducia, continua a fare veramente l’imprenditore in un Paese che sembra disseminato di trappole per chi palesa questa attitudine. Parliamo di finanza speculativa, di grandi mercati, di grandissimi capitali e di player intoccabili. Non parliamo di negotium, di attività reale che genera ricchezza reale per chi vi lavora e vi investe, come la proverbiale fabbrichetta del secondo dopoguerra; parliamo di algoritmi astrusi partoriti dalle mente di raffinatissimi matematici, di meccanismi regolati da logiche che noi umani non potremmo mai e poi mai immaginare. Parliamo di High frequency trading, sistemi di intervento sui mercati che utilizzano sofisticatissimi software per la negoziazione ad altissima frequenza di tutti gli strumenti finanziari. Parliamo di operazioni su larga scala che durano manciate di secondi e che agiscono su volumi inimmaginabili affinché il margine unitario di guadagno possa tradursi in una fortuna per “lor signori” della finanza. E parliamo di percentuali altissime di volumi trattati (oltre il 60%) con questi strumenti dai big della finanza, Goldman Sachs in testa. E tant’è: ma noi? Noi che ci sentiamo sollevati perché qualche nostro titolo o fondo in portafoglio ha rialzato la testa, siamo sicuri che, al netto della malafede e della speculazione, chi utilizza questi strumenti ne conosca le conseguenze e i rischi? Io dico di no e ne è una prova l’eccessiva volatilità dei mercati, da molti operatori collegata all’utilizzo di tali strumenti, ma soprattutto la destabilizzazione di Paesi ed economie che ne consegue. A questo punto potete ben capire la mia gioia nel leggere righe come quelle che il Sole 24 Ore ha pubblicato ieri. Ancora meglio l’uomo della macchina per il trade; con quella il rischio è di cadere in trap…

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