Belfagor
27 Luglio Lug 2013 1813 27 luglio 2013

Dopo di noi il diluvio, l'ultima parola di Epifani

Primarie aperte agli iscritti. Ossia chiuse a tutti gli altri, elettori o simpatizzanti. Questa la proposta del quadrilatero schierato a difesa dei vecchi equilibri in seno al Pd: Enrico Letta, Guglielmo Epifani, Dario Franceschini, Pierluigi Bersani. Nessuno dei candidati attuali alla segreteria del partito si è detto d'accordo. Sono piovute critiche da tutte le parti.

Non sono solo i renziani [...] ad essere rimasti insoddisfatti dalle proposte di Epifani e Franceschini. “Per quanto mi riguarda penso che il segretario lo debbano scegliere gli elettori, anche se poi si candidasse a premier qualcun altro. Per un miliardo di motivi, a cominciare dal fatto che il Pd dovrebbe aprirsi e realizzarsi, non chiudersi e stravolgersi”, ha commentato sul suo blog Pippo Civati, già in corsa per la segreteria. Anche per Gianni Pittella, “un congresso chiuso sarebbe devastante”. E Cuperlo, altro candidato, ha aggiunto: “Se dobbiamo cambiare le regole facciamolo insieme”, ricevendo gli applausi di Matteo Renzi, seduto in platea. [...]

Contrari anche giovani turchi e prodiani. Per Matteo Orfini “la proposta sulle regole avanzata da Epifani non va bene. In un momento difficilissimo per il Pd non possiamo chiuderci nelle nostre paure”. Sandro Gozi si dice “soddisfatto perché abbiamo fissato una data entro la fine di novembre, ma credo che la platea per la scelta del segretario debba essere assolutamente aperta, non riservata agli iscritti se vogliamo mantenere la missione originaria del Pd”. Per Luigi Zanda, capogruppo Pd al Senato, “chiudere il partito è inaccettabile”. [...]

Queste le reazioni riferite dal Fatto quotidiano.

Civati ha poi sfoderato una filastrocca che forse banalizza il dramma:

Si chiude il Congresso.

Si chiude il dibattito.

Si chiude.

E tutto perché non è popolare questo governo, è pieno di fighetti in giro, non c’è motivo di cambiare le cose, che vanno bene così.

E tutto per non perdere, e così si perde. E ci si perde.

Ecco infine ciò che ha scritto Norma Rangeri, sotto il titolo Il piccolo cabotaggio del Pd:

Se si trat­tasse di svol­gere un nor­male con­gresso di par­tito, come avve­niva nei lustri pas­sati, la pro­po­sta del segre­ta­rio del Pd alla dire­zione: gli iscritti eleg­gono il segre­ta­rio, gli elet­tori scel­gono il can­di­dato pre­mier, sarebbe sen­sata e ragio­ne­vole. Come lo sarebbe l’osservazione dell’ex segre­ta­rio Ber­sani, secondo il quale le pri­ma­rie per il segre­ta­rio «devono essere aperte a chi ade­ri­sce al Pd». Ma il punto è pro­prio que­sto: chi ade­ri­sce al Pd a cosa “ade­ri­sce”? E’ un mili­tante del fiscal com­pact, del pareg­gio di bilan­cio in Costi­tu­zione e del modello Mar­chionne? E’ uno con­vinto che il libe­ri­smo è la causa del disa­stro sociale nostro e dell’Europa? E’ uno che vuole cam­biare la Costi­tu­zione scas­sando il chia­vi­stello che la pro­tegge (l’articolo 138) o invece vor­rebbe dare corpo ai suoi fon­da­menti? E’ uno che crede nei diritti, o uno fedele a dio, patria e fami­glia? Per capirlo, biso­gne­rebbe alzare l’asticella, con­vo­care un con­gresso straor­di­na­rio e rispon­dere su che fine ha fatto la sini­stra in Ita­lia. Vice­versa un con­gresso svolto con i capi­cor­rente a pre­si­dio dei pic­coli feudi con i pac­chetti delle tes­sere serve a con­ser­vare quel poco che c’è. E in fondo sem­bra pro­prio que­sto l’obiettivo di Epi­fani, di Letta e di Franceschini,…

Veramente riesce difficile immaginare una mossa peggiore di quella attuata dai quattro dirigenti. Al di là dei giochi interni, una cosa appare chiara all'esterno: il corpo intermedio del partito che ambisce a rappresentare il popolo si batte apertamente per il conseguimento dell'autonomia dalla base sociale. Un bel modo per garantirsi la sconfitta comunque vada. Se la manovra riesce, il partito va verso il naufragio elettorale. Se la manovra non riesce, l'esito al momento più probabile consiste nella apoteosi di Renzi promosso a salvatore assoluto della democrazia.

A Waterloo, in fatto di quadrilatero, la vecchia guardia imperiale aveva fatto di meglio. Si era sacrificata non senza mandare al diavolo i nemici con la fatidica parola del rifiuto: "merde". Epifani non è Cambronne, questo pure si era capito. E non parliamo di Napoleone. Nessuno di questi generali ha al suo attivo grandi vittorie. E, quel che è peggio, nessuno di loro pensa alla vittoria sul nemico esterno.

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