Anamorfosi
29 Luglio Lug 2013 1618 29 luglio 2013

Un discorso d'amore...

La questione della dipendenza amorosa riguarda sia l’uomo, sia la donna. Parlo di quelle situazioni in cui l’intero universo di un essere umano gira intorno a quello di un altro fino all’annichilimento soggettivo, alla perdita della propria identità per adattarsi ad un partner che impone i suoi diktat su come il proprio compagno debba essere, dire, fare, pensare. Parlo di quei casi in cui un soggetto è così terrorizzato dalla solitudine da costringersi a trasformazioni camaleontiche per diventare come suppone che l’altro voglia.

C’è poi chi è dipendente dal fatto di avere un altro che lo desideri, che lo ascolti, che lo supporti, che riempia i propri vuoti esistenziali, e sono quelle persone che non riescono a chiudere una porta se non ne hanno già aperta un’altra, o il cui investimento slitta da un soggetto ad un altro a seconda di chi è disponibile al momento.

L’impossibilità di farsi amica la propria solitudine conduce le persone a raccontarsi frottole colossali, ad inventare storie piene di pathos che del sentimento autentico offrono solo l’illusione. Sono legami che nascono sulla base di un bisogno ed è così che l’altro diventa indispensabile. Non certo perché lo si ama, anzi, a volte non lo si vede nemmeno per il fatto che lo si utilizza come una stampella, e dunque come un oggetto.

Il desiderio è ben altra cosa e presuppone che si riesca davvero a stare da soli e ad accettare di rimanere in attesa guardando il cielo come facevano i desiderantes, quei soldati che nel “De bello gallico” aspettavano sotto le stelle i combattenti non ancora rientrati dalla battaglia. Non a caso la stessa etimologia della parola “desiderio” implica gli astri (sidera), ma con un prefisso (de) che dice di una mancanza, di un’incertezza.

Il bisogno è necessità della certezza di una presenza costante, di una risposta definitiva sulla propria appartenenza che chiama in causa il possesso dell’altro e non il riconoscimento della sua alterità. Il desiderio sul quale si fonda l’amore, invece, riconosce all’altro il diritto alla libertà di vivere, essere, sentire a proprio modo, perché è precisamente quel modo particolare che si ama in lui, o in lei.

Spesso le persone credono di non potersi concedere il lusso della propria unicità per la paura di perdere l’altro, di non essere come lui vuole. Ma l’amore è sempre amore di un nome proprio, che si ama perché è diverso da tutti gli altri. Non ci si innamora dell’uguaglianza, ma della particolarità di un’esistenza da scoprire. E per questo è importante amare prima di tutto la propria vita e coltivarla come un giardino fiorito, o come un orto, a ciascuno la scelta purché sia unica.

L’amore non chiede di rinunciare a se stessi. Chiede piuttosto la capacità di costruire insieme un discorso comune, giorno dopo giorno e nell’incertezza di un futuro che non è mai garantito. La coppia non è un Uno fusionale, simbiotico, ma è un Soggetto che incontra un altro Soggetto e lo sceglie, istante dopo istante, e liberamente. Stare con qualcuno non è un obbligo ma una scelta: una cosa è rinunciare ad una serata in più tra amici per il piacere di passare del tempo con il proprio partner; un’altra è ritenere di essere obbligati al sacrificio di una parte di sé per non essere abbandonati, o perché l’altro lo impone.

Se ci si occupa amorevolmente della propria vita, da soli come in coppia, perdere l’altro, per quanto doloroso, non significa perdere tutto e ci si accorge che la solitudine può essere una condizione esistenziale accettabile, persino piacevole, creativa, pur nel desiderio di un compagno con cui percorrere la strada. E questo è un discorso ben diverso dal sentirsi in difetto perché l’amore non è ancora arrivato. A volte si tratta solo di smettere di cercare…

Consigli per la lettura:
Di Marina Valcarenghi, “Senza di te io non esisto. Dialogo sulla dipendenza amorosa”, edito da BUR, e della stessa Autrice “Relazioni difficili. L’amore al tempo dell’insicurezza”, pubblicato da Bruno Mondadori.

Nell'immagine: Edward Hopper (1952), "Morning sun".

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