Africa Calling
31 Luglio Lug 2013 0557 31 luglio 2013

Un anziano, Facebook e le elezioni in Zimbabwe

Oggi in Zimbabwe si vota e, nella tesa corsa a due per la presidenza, c'è un arzillo vecchietto che negli ultimi mesi è diventato protagonista della scena politica del paese sudafricano. No, nonostante i suoi 89 anni, non si tratta di Robert Mugabe, presidente e padrone dell'ex colonia britannica dalla sua indipendenza, nel 1980. E non stiamo parlando nemmeno del leader dell'opposizione Morgan Tsvangirai che, con le sue 61 primavere supera di ben dieci anni l'aspettativa di vita dei suoi connazionali. L'anziano in questione è Baba Jukwa che, dalla sua pagina Facebook, aggiorna quotidianamente i suoi oltre 300mila fan sulle malefatte del partito di governo, lo Zanu PF di Mugabe (nella foto sotto).

Comparso nel web nel marzo scorso, il suo profilo è a tutt'oggi sostanzialmente anonimo. La vera identità di Baba Jukwa, in un paese in cui il dissenso è represso, è rimasta nascosta dietro il disegno di un vecchietto col bastone che è la sua foto profilo. Per il resto, le informazioni che si hanno sul suo conto sono limitate. Sempre su Facebook, è lui stesso a dichiararsi “un padre preoccupato che combatte il nepotismo”, mentre in un'intervista rilasciata a Business Insider si è definito un ex membro del governo residente ad Harare e, in un necrologio dedicato al suo partito scritto per il quotidiano nazionale The Zimbabwean, ha spiegato essere un membro deluso dello Zimbabwe African National Union – Patriotic Front (Zanu PF).

Chi si celi davvero dietro il nome di Baba Jukwa è quindi difficile da stabilire. Le ipotesi sono diverse, a seconda delle persone che le formulano: un vero “pentito” della compagine governativa corrotta? Oppure un membro dello Zanu PF che sgomita tra le tante divisioni interne in vista del post Mugabe? O ancora, un sostenitore dell'opposizione o un agente dei servizi occidentali?

Quel che è certo è che le sue rivelazioni, occupando lo Zimbabwe il 133° posto su centosettantanove nella classifica mondiale per la libertà di stampa, hanno fatto scalpore in patria e fuori. Del personaggio, un po' Bradley Manning un po' Edward Snowden, un po' muckraker un po' whistleblower, hanno parlato Economist, Al Jazeera e Guardian. Baba Jukwa, infatti, racconta i dietro le quinte delle riunioni di partito, svela i retroscena relativi alle morti sospette di alcuni politici (come Edward Chindori Chininga spiega proprio il Guardian) e, soprattutto, parla dei tentativi di frodi in corso in vista delle elezioni, postando spesso anche nomi e numeri di telefono degli uomini di governo di volta in volta accusati.

Lo Zanu PF, per ora, sembra non dargli peso, almeno secondo quanto dichiarato da un portavoce a Bloomberg. Secondo il sito Free & Fair Zimbabwe Elections, invece, Mugabe avrebbe promesso una ricompensa di 300mila dollari a chi riuscirà a svelare l'identità di questo dissidente virtuale. E, soprattutto, avrebbe chiesto aiuto alla Cina per rintracciare Baba Jukwa e controllare meglio il cyberspazio nazionale. Che è in crescita.

Tra il 2011 e il 2012, le persone che nel paese usufruiscono di servizi di connessione alla rete sono più che raddoppiate, passando da due a 4,5 milioni. Non solo. Secondo il sito specializzato TechZim, gli utenti di Facebook in Zimbabwe, da aprile a fine luglio, sono cresciuti del 62 per cento e il “Baba Jukwa effect” potrebbe essere una delle cause che ha portato il loro numero a a superare il milione. Gli aventi diritto al voto, però, sono 6,4 milioni e molti di questi vivono nelle aree rurali del paese, dove internet è un miraggio e il consenso dello Zanu PF ancora relativamente elevato.

Basterà quindi un vecchietto digitale a far sì che lo Zimbabwe vada oltre il regime di Mugabe, le violenze post elettorali del 2008 e i quattro anni di power sharing tra lo stesso Mugabe e l'ex primo ministro Tsvangirai (nella foto sopra) ora suo rivale? Molti analisti sono comprensibilmente scettici. La risposta definitiva arriverà solo ad urne chiuse. Ma a Facebook aperto.

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