Simone Guidi
Temporalia
1 Agosto Ago 2013 0803 01 agosto 2013

Il gioco di Silvio: comunque vada Berlusconi ha vinto



Ci siamo, il giorno del giudizio è arrivato. Immagino che potremmo discutere di molte cose più urgenti e rilevanti di questa, ma so che oggi, domani e per molti giorni avremo ancora una buona scusa per parlare di lui e dei suoi processi. Ci assembreremo sotto i tribunali a manifestare il nostro dissenso o il nostro consenso, sventoleremo bandiere, starnutiremo, faremo addirittura l'amore pensando alle sorti di Silvio Berlusconi.

Perché, diciamolo, che ci fanno male la lingua e le orecchie a ripetere ed ascoltare le stesse litanie da vent'anni, ma in fin dei conti ci siamo fatti prendere in giro in una gran varietà di modi, e ci è piaciuto da morire. Lui, ci piace da morire. Solo grazie al processo Mediaset ci siamo goduti l'indimenticabile spettacolo di un primo ministro che si rinchiude in una stanza al buio per una settimana, per poi presentarsi in Senato inforcando un paio di occhiali usciti direttamente da un film del Monnezza. Roba per cui possiamo ringraziare di esser nati italiani.

E così, ormai, facciamo corpo con lui e col suo destino tanto che la sentenza sul processo Mediaset sarà accompagnata da un altro giudizio definitivo, un giudizio che ci riguarda (quasi) tutti: quello sulla miope cultura politica abbiamo costruito in questi anni.

Comunque vada, ce ne rendiamo ormai conto, il Cavaliere ha già vinto. L'ha fatto da quando è stato in grado di piegare così a fondo le logiche del paese da trasformare le sue vicissitudini giudiziarie in un evento politico, facendo sì che ancora oggi, a distanza di 19 anni dalla sua "discesa in campo", l'Italia guardi con aspettative politiche alle ripercussioni di una sua condanna. L'ha fatto, insomma, impedendo giorno dopo giorno non soltanto di celebrare nei tempi dovuti i processi, ma di traslocare fuori dalla aule in cui questi ultimi si svolgono l'opposizione al suo agire, e facendo sì che un'intera nazione - e un'intera classe dirigente - possa contentarsi di definire una vittoria la messa ai ceppi di chi ha già per un ventennio amministrato e manipolato indisturbatamente la vita del paese, i suoi tempi, le sue leggi.

Qualcuno, in caso di condanna, festeggerà, ma la verità - quella sotto gli occhi di tutti - è che è troppo tardi per qualsiasi vittoria, perché questa, come tutte le partite, aveva un tempo di inizio e di fine, e quel tempo è ormai scaduto da molto.

Il berlusconismo ha cambiato irreversibilmente il volto dell'Italia ma l'Italia non ha saputo minimamente intaccare il berlusconismo: non l'ha saputo in primo luogo analizzare, comprendere, decostruire, e quindi non lo ha potuto davvero affrontare. Non è riuscito a scalfirlo il narcisismo di Veltroni, non ce l'ha fatta l'orgoglio atavico di Fini, ha fallito tragicamente il tentativo sottotono di Bersani. Oggi, proprio in rispetto di quel principio di separazione dei poteri al quale così spesso si fa appello, sperare che la giustizia faccia quello che la politica e la società civile non hanno saputo fare suona come un vuoto atto di vendetta, di irrealismo politico, di insubordinazione a un dato di fatto storico. Perché questo è il gioco che Berlusconi stesso ha imposto all'Italia: quale che sia la sentenza della Cassazione, questa avrà ancora quel colore politico, quella rilevanza nazionale, quella cogenza per il nostro futuro che l'imputato stesso ha voluto assegnargli, riuscendo addirittura a convertire l'eventualità della sua condanna in un sicuro incasso di potere minatorio verso l'intero paese.

Analizzandoli, d'altra parte, i possibili scenari che la sentenza potrebbe aprire sono al massimo quattro, e tutti consentono a Berlusconi, proprio per la stretta continuità ormai instauratasi con le esigenze più rilevanti del paese, di proseguire in qualche modo a controllarne la vita politica:

  1. Berlusconi è condannato, ma con un'interdizione dai pubblici uffici di soli 3 anni. Giusto il tempo di tenere in vita il governo Letta – come è stato fatto per quello di Monti – addossargli le colpe di eventuali macellerie sociali o prendersi i meriti di eventuali azioni riparatorie e ripresentarsi da martire alle urne.
  2. Berlusconi è assolto. E, non c'è bisogno di dirlo, ha vinto su tutta la linea.
  3. Vi è la possibilità molto remota che gli avvocati di Berlusconi chiedano il rinvio. Nel caso si va ai primi di settembre ma è inevitabile che si giunga al più presto a una delle due precedenti opzioni.
  4. L'irrealistica “ipotesi Belpietro”, che l'aveva lanciata qualche tempo fa: Berlusconi viene condannato ma Napolitano lo grazia. Un altro tripudio, forse il più eclatante.

Insomma, qualsiasi cosa succeda questa sentenza sarà politica, e proprio perché tale dimostrerà che Berlusconi tiene ancora oggi in ostaggio l'Italia, quell'Italia priva di una vita decontaminata dal berlusconismo, che non sa sperare di meglio che in un'umiliazione morale del suo dominatore.

Allora, io dico, mettiamo da parte le forche, arrotoliamo le bandiere, raffreddiamo gli animi. Ripartiamo piuttosto da una verità: noi Berlusconi ce lo siamo meritato. Anzi, peggio ancora: l'abbiamo voluto con tutte le nostre forze.


Simone Guidi.
@twsguidi

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