Vivere liberi
2 Agosto Ago 2013 1533 02 agosto 2013

Il caimano grigio

Dopo almeno 30 anni di B, 18 processi e 12 ore di camera di consiglio, se ne sono usciti con un verdetto ultra-tecnico che senza una laurea in giurisprudenza non si capiva neanche chi avesse vinto: se il Caimano, ancora, per l’ennesima volta, o finalmente il popolo, la giustizia.

Quasi tutti hanno perso il filo al secondo capoverso quando dopo una serie di doppie negazioni e qualche vocabolo mai sentito come “statuizione”, il giudice Esposito dagli occhi di ghiaccio ha preso il largo staccando tutti gli inseguitori.

Non ci hanno permesso neanche di festeggiare come Dio comanda.

L’esercito dei 4 gatti di Silvio, che si era riunito davanti al palazzo delle cene eleganti con giovani prostitute, pensava l’avesse sfangata ancora una volta.

Altri invece sotto al Palazzaccio non sapevano se stappare o no le bottiglie, anche perché diventate ormai troppo calde per essere bevute.

Scriveva Giuliano Farris su Twitter: “Non l'ho capita bene... Tengo lì lo champagne che magari vien ancora buono e stasera birretta...”

Ecco come ci sentiamo: un paio di generazioni a cui un uomo, la sua famiglia e la sua azienda hanno rubato la prospettiva, la speranza, il futuro. Due generazioni di cui una a malapena lavora, schiavizzata, che dopo 20 anni di questo schifo non sanno neanche se possono lasciarsi andare per una sera, celebrare la vittoria della giustizia sui criminali, il trionfo dei buoni sui cattivi.

E’ finita? Chi può dirlo. Doveva essere finita già molto tempo fa, ma abbiamo viste passarcene troppe davanti per poterlo dire a voce alta: tangenti, P2, appropriazione indebita, falso in bilancio, finanziamento illecito ai partiti, corruzione, mafia, prescrizioni, mignotte minorenni, compravendita di senatori, corruzione, concussione, eccetera, eccetera, eccetera.

E adesso? Adesso si apre un ventaglio interminabile di possibilità di cui a noi gente normale che lavoriamo (forse, ancora) e paghiamo le tasse senza neanche accorgercene non ce ne può importare un fico secco.

La mia formazione informatica mi spinge a valutare situazioni complesse analizzandone i pezzi che le compongono e catalogandoli come “uni” o “zeri”, bianchi o neri, buoni o cattivi, giusti o sbagliati, colpevoli o innocenti.

Forse questa visione dicotomica non si adatta bene a tutti gli aspetti della vita, certamente esiste anche il grigio. Eppure, se non lo considerassimo, forse commetteremmo qualche errore in più ma di sicuro ci faremmo tante seghe mentali in meno.

Forse ieri sera avremmo potuto se non altro sentirci un po’ più sollevati, più liberi di festeggiare in allegria e di buttarci alle spalle le mille porcate del pregiudicato Berlusconi Silvio.

Forse a partire da stasera avremmo potuto avere in testa un pensiero positivo in più e un evasore in meno, mentre invece ci siamo dovuti pure sorbire il videomessaggio a reti unificate del condannato che non ci sta a soccombere, perché non ha altra scelta, e sembra tornare dall’aldilà per ricordarci che lui non mollerà, anzi che lui tornerà presto per fare in modo che rimanga tutto grigio, come al solito, come sempre.


 Iscriviti alla newsletter

Vuoi essere sempre aggiornato? Iscriviti alla newsletter de Linkiesta.it .

Quando invii il modulo, controlla la tua inbox per confermare l'iscrizione

 Seguici su Facebook