Cosimo Pacciani
La City dei Tartari
3 Agosto Ago 2013 2227 03 agosto 2013

La Politica della Humanitas.

"I have done a lot of driving, but not much arriving" Chris T-T Soffro bene il caldo, ma molto meno la stupidita' di chi usa le parole ed i proclami, come se fossimo ancora nel periodo futurista e dannunziano. E soffro sempre meno il protagonismo e la mentalita' piccola e vorace, di chi non riesce a leggere, in migliaia di segni, il declino del paese. Segni che sono le facce dei giovani che partono, le parole al bar dove mi fermo a prendere un caffe', nella campagna lussureggiante e fertile della Val di Chiana. Sono i negozi di pellicce per i turisti russi, nelle localita' balneari toscane. Sono le mille piccole rese quotidiane, di chi prova a ricostruire non tanto il paese, ma la casa dei bisnonni, una parvenza di societa' e di ordine minimale. Contro il caos mediatico. Non esiste una crescita economica, non esistono ritorni finanziari se non si riparte proprio dal tessuto connettivo, dalla societa', quel luogo ben identificabile dove aspirazioni personali e ambizioni collettive si sommano e si identificano, dove le aspettative si temperano ed ottimizzano, per chi crede nell'uguaglianza dei nati dall'uomo. Senza una civilta' nuova, del rispetto, della responsabilita', della solidarieta' e del rispetto delle regole, l'Italia sara' condannata ad un lento imputridirsi, ad un gorgo di autoreferenzialita' e di schizofrenia. Saliranno sul palco uomini nuovi, eroi come falene, destinati a finire nella prima rete o fulminati dalle luci della ribalta, ci saranno spargimento di idee e di mezzi programmi politici, con slogan buoni per i giochi senza frontiere della decenza. Ripartire dal popolo, dalle persone, dalla gente, da stocazzo di base, di esigenze di diritto e giustizia, di regole agili, di supporto e non di ostacolo delle amministrazioni pubbliche. Ripartire da questi occhi spauriti e stupiti che siamo io e te, caro lettore. Mettere a posto quello che del paese possiamo percorrere, contenere nel nostro girotondo. Non saremo mai perfetti, ma possiamo essere perfettibili, ammettere gli errori ed anche eliminare la finta modestia. Dopo due settimane di casa, di Toscana, di pinete maremmane e di citta' d'arte, di fiere antiquarie, di pensieri annebbiati dalla rabbia e dall'Ansonica elbana, e' sempre piu' forte dentro questa corazza etrusca di genetica e di memoria che sono io, l'idea che qui ci voglia una rivoluzione sociale, uno stravolgimento di quello che conta, di quello che ci rende compatrioti, fratelli, amici, che ci fa parlare lo stesso linguaggio. Ricostruire la decenza di appartenere ad una storia onorevole di sacrifici e di sforzi, di ingegno e di ingenua innovazione. Abbandonare le truppe del marcilento, scuotere il riformismo dal coma in cui e' entrato venti e passa anni fa. Senza fiducia nelle istituzioni e senza speranza per il futuro, non ripartira' mai niente. A parte l'ennesima corriera di giovani dal Sud, verso un Altrove globale. Lo scrivo e vorrei dirlo, ai nostri politici, in viso, a muso duro, che la smettano, che accettino la loro condizione umana di esser proni all'errore, al peccato, al crimine, piu' o meno grave, come tutti noi. Riconoscere la propria natura, prima condizione di un cambiamento dell'etica del paese, quella mutazione dalla Caritas all'Humanitas che ci regalo' il Rinascimento e l'Illuminismo. Che di Grazie e di Trascendenze ne abbiamo abbastanza, di attese di miracoli e di preghiere al vento non sappiamo che farne. Ora e' il tempo di essere umani, decisi e seri nel voler cambiare il paese, nel far scontare le pene a chi sbaglia, nell'abbracciare senza alcuna differenza di censo, classe e storia politica ognuna delle anime che ci passano davanti. Nel rendere le scuole, i luoghi di lavoro, gli ospedali, posti dove si costruisca o ricostruisca la vita. Berlusconi e congrega, non riesco a tenerlo dentro, lo sappiano, la clemenza la devono chiedere non a Napolitano, ma a tutti gli italiani. Me incluso, che li considero dei laidi. Chi ha politicizzato ogni forma di manifestazione di una societa', dalle banche, alle confessioni religiose ed ai fumetti, dico, anche voi dovete chiedere perdono ad ognuno di noi, alle speranze che avete provato a soffocare, alle madri e padri dei ragazzi che hanno lasciato il paese nella disperazione, dovreste chiamare, cari sindacalisti in pensione, ai giovani dei call centers, alle ragazze immagine dei centri congressi, a tutto quel paese che avete condannato all'apparenza contro la sostanza, alla carriera contro la soddisfazione di poter cambiare il mondo, anche quello locale e vicino dei cento metri quadri attorno a noi stessi. La grandezza non appartiene a nessuno, se non al popolo che, volta volta, decide di assegnarla a qualcuno. O, cari amici, a voi stessi, a quell'orgoglio di potercela fare a ripartire senza gli aiutini, le raccomandazioni, ma cominciando a lasciare il segno delle proprie azioni. La politica come interesse alla cosa pubblica, a come vengono spesi i soldi delle tasse, a come si pianifica il futuro, ecco, questa politica della speranza e della solidarieta' nazionale prenda il sopravvento. Il nemico non e' il sistema economico e finanziario, ma la sua opacita', e la completa mancanza di responsabilita' attiva di gruppi interi di potere. Deve ripartire un meccanismo virtuoso, di cui non saremo noi, la nostra generazione a vederne i frutti, ma, forse, quella dei nostri figli e nipoti. La politica dell'incompletezza, nel senso che sia abbandonato il meccanismo tragico delle aspettative di breve periodo. Studiare, lavorare, farsi sotto, spingere e sudare, per gli altri. E saper accettare che la certezza e l'equita' delle regole sono la base della democrazia. Che e' una dittatura del desiderio di giustizia. Imparare a cadere e rialzarsi, questo dobbiamo insegnarci ogni giorno, sapere che arriveremo, magari, alla fine di questa esperienza terrena avendo guidato molto, ma senza raggiungere mai la destinazione. Pur sapendo che la direzione sara' quella giusta. Perche' le relazioni umane, il senso di vivere in una societa' ispirata all'Humanitas e non al moralismo spocchioso che ci gira attorno, le vedremo riflesse negli occhi dei nipoti, assieme al sole di questo cielo blu e perfetto che appartiene a tutti. ------ In una Arezzo stupenda, tutta cieli blu e pietre chiare, mi sono imbattuto in questa linea di cassettoni e di cetrine, mobili che appartenevano a dieci, venti diversi passati del Bel Paese. La bellezza permane, se le tradizioni lo permettono, se la societa' nutre il desiderio di un domani migliore e non di un presente laido e scialbo che ci faccia rimpiangere un passato dove i mobili odoravano di legname delle nostre montagne e dove le suppellettili e le cassapanche rimanevano muti testimoni delle vicende di una famiglia. Oggi il mondo e' aperto. Rinunciamo all'antiquiariato della politica. Get Lucky. London Grammar - Wasting my young years http://youtu.be/pkeDBwsIaZw Chris T-T - Words Fail Me http://youtu.be/Bs10h-jGOMg

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