Alessandro Paris
Margini
4 Agosto Ago 2013 0955 04 agosto 2013

Il bel rischio

In un libretto miracoloso, assolutamente imperdibile, dal titolo Il bel rischio, [Cronopio 2013] (da leggere insieme a Ermeneutica del soggetto, [Feltrinelli 2012]) Foucault concede un’intervista in cui descrive l’intenzionalità profonda della sua scrittura, o della sua “pratica” (per usare un suo lemma) di scrittura. Egli dice che scrivere è un po’ come un dispositivo per fugare il senso di colpa, per acquietarsi di fronte all’angoscia. Interessante. E poi dice anche che all’inizio della scrittura non sa mai bene cosa succederà, cosa uscirà fuori, dove si andrà a parare, un po’ come se si costruisse se stessi, attraverso la scrittura nella sua pratica. È esattamente così credo. Entrambe le cose (scrittura come farmaco, e scrittura come costruzione del soggetto-di-verità) mi interessano molto. Recentemente ho partecipato, a Cerisy La Salle (luogo storico del pensiero francese) ad un Colloque su «Scrittura di sé come cura di sé». Trovo che , mentre in Italia questa pratica viene relegata in margine del dibattito filosofico (e culturale, più in generale), in Francia da anni essa sia focalizzata e approfondita, data la tradizione di studi autobiografici e memorialistici, sia in funzione della letteratura concentrazionaria sia, più in generale, delle pratiche psicoanalitiche e filosofiche. L’effetto spaesante, ritornato qui, è quello di ritrovarsi immersi in piccole beghe da cortile, dal punto di vista filosofico, o in «complessi da Palazzo Grazioli», dal punto di vista politico. Ma tant’è. Devo insistere e cercare una via, innanzitutto di scrittura e poi – si vedrà – di pensiero, che raccolga queste suggestioni, e non solo traducendole nel panorama nostrano, ma connettendole ad un orizzonte più vasto, e nello stesso tempo più ristretto possibile, auto-terapeutico oserei dire. Il coraggio della verità e della parresia, con tutti gli effetti di senso irradianti da questo plesso semantico-concettuale, è un argomento per cui vale la pena non dismettere l’idea della scrittura, la sua pratica, la sua solitaria fatica, per trovarvi una «petite maison»...

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