Le Flâneur
7 Agosto Ago 2013 1707 07 agosto 2013

Appello affinché Enrico Letta indossi la giacca


Cara lettrice, Caro lettore,
Il Conte Francesco Augusto Giordano, nobiluomo napoletano, giusto l’altro ieri sera sottolineava come “Il Presidente del Consiglio dei Ministri, onorevole Enrico Letta è un brav’uomo. Mai una parola fuori posto, mai il turpiloquio, mai un urlo”. Apprezzamenti li aveva espressi anche Giovanni Franceschini, barista e galantuomo, che proprio in mattinata aveva confidato agli avventori “Letta sarà pure del Pd, ma ha l’aria seria e non possiamo non fidarci di lui”. Un uomo molto apprezzato, dunque, sia nel meraviglioso bar sotto casa, sia nel Reale Circolo Ufficiali.
E’ un brav’uomo. Ha le risposte di chi sa di cosa si sta parlando e le maniere del gentiluomo alla cui presenza nessuno trova corretto usare parole sconvenienti. E’ rispettato ed è affidabile. Va a Londra e sfoggia un inglese perfetto. Sbarca in Francia e stupisce subito i presenti parlando quella che una volta era la lingua che accomunava le Case Reali (Viva il Re) del Vecchio e amato Continente.
Il nostro Presidente del Consiglio dei Ministri, però, ieri sera ha concesso un’intervista al Telegiornale della prima rete pubblica. Era parso a tutti noi, ad un primo sguardo, che fosse a causa della fretta della diretta che il Primo Ministro comparisse in video vestito in sole maniche di camicia. La linea ritorna in studio, abbiamo immaginato per concedergli la possibilità di indossare di nuovo la giacca. Invece, con sommo stupore, il Presidente ha continuato in maniera ardita a condurre l’intervista a tal maniera. Come è stata possibile una così grave mancanza di rispetto?
Il Primo Ministro italiano onorevole Enrico Letta è un uomo misurato, moderato. Mai e poi mai gli sarebbe venuto in mente di farsi vedere dalla sua Nazione in quella condizione. Quasi certamente dietro ci deve essere qualcuno che lo consiglia, maldestramente, di svestirsi per assomigliare di più al suo Popolo. Costui (Costei o Costoro) deve essere la stessa persona che ha consigliato all’onorevole Pier Luigi Bersani, in piena campagna elettorale, di farsi fotografare con le maniche della camicia arrotolate, nel goffo tentativo di suggerire al popolo di darsi una mossa.
Viviamo, ahimè, nell’epoca della destrutturazione andante, periodo nel quale, lentamente, tutto sta crollando sotto i colpi dell’immediatezza, dell’appiattimento e della sdrammatizzazione. Tuttavia, chi ha l’onore di sedere sugli scranni di Palazzo Montecitorio, e ancor più chi ha l’onere di rappresentarne l’apice, dovrebbe usarci la cortesia di ancorarsi graniticamente al contegno della giacca. Non fosse altro per il rispetto che si deve alle istituzioni e alle tradizioni.
Al nostro Premier suggeriamo di leggere quel che Willy Farnese, o se preferite Giovanni Ansaldo, ebbe a modo di scrivere “E interesse dunque e dovere di tutti i veri signori, cui la sorte ha riservato di essere deputati, di conservare a Montecitorio un contegno da soci rispettosi delle buone maniere di quello specialissimo club. Intanto curare la propria tenuta [...]E quando si dice tenuta si indica una certa serietà e dignità di vestire così che l'aula vista dalla tribuna non offra troppo quella varietà di colori chiari, che è offerta per esempio dalle tribune di un ippodromo o di una rotonda balneare. L'abito scuro è il più raccomandabile al legislatore che voglia avere un certo stile. Quando noi, per esempio, nel 1946 abbiamo veduto comparire a Montecitorio i due Nestori del parlamento italiano, gli onorevoli Orlando e Nitti, l'uno in pantaloni e scarpe bianche, l'altro in abito di gabardine con cravatta sgargiante, abbiamo avuto una trafitta al cuore. No, non è con questi esempi di estrosa toilette parlamentare che si insegna alle nuove generazioni lo stile del club".

Cordialità
GianMaria D’Aspromonte

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