L’accattone
12 Agosto Ago 2013 1313 12 agosto 2013

Il film contro gli sms al volante di Werner Herzog

Herzog ha filmato un commovente documentario di 35 minuti, sorta di pubblicità progresso contro chi scrive sms al volante. Pochi minuti che sono una lezione di grande cinema, di come creare del pathos in maniera sottile e per una giusta causa. Prendiamo un esempio.

Il primo personaggio è un ragazzino che è stato investito mentre camminava sul bordo della strada, mano nella mano con la sorella. La donna che l’ha investito non ha nemmeno frenato, veniva dal lato opposto della strada, ha sbandato senza accorgersene perché stava scrivendo un sms. L’sms diceva: “I’m on my way”.

C’erano diversi modi per raccontare questo episodio. Una ricostruzione dal punto di vista della donna al volante o un’intervista al bambino che è sopravvissuto paralizzato su una sedia a rotelle. Senza entrare nei particolari scabrosi dell’incidente si poteva anche parlare del senso di colpa della donna, per esempio. Herzog, invece, ci trascina nella questione intervistando la sorella mentre cammina sul ciglio della strada, il palmo della mano aperto come a tenere qualcuno con sé. Dice che lui era lì e poi d’improvviso, la macchina l’aveva portato via. Da un secondo all’altro non c’era più (From one second to the next è il titolo del documentario). Suggerendo un’assenza attraverso la mano della sorella, Herzog spinge lo spettatore a figurarsi l’accaduto e le sue conseguenze, allo stesso tempo. Invece di mostrarlo direttamente o indirettamente, fa lavorare l’immaginazione rendendo la sequenza e le seguenti interviste alla madre e al bambino ancora più commoventi. Con un’etica del racconto comparabile ai dialoghi di Into the abyss (dove incontra dei condannati a morte), lascia che un mondo, reale e vertiginoso, si schiuda sotto gli occhi dello spettatore.

Qui sotto il documentario integrale:


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