Sergio Ragone
Pop corn
14 Agosto Ago 2013 0943 14 agosto 2013

Il Cinema che vive tra i calanchi e gli ulivi del Sud

Una grande impresa meridionale, quella del Lucania Film Festival che dopo 14 anni si è presentato con un profilo maturo, preciso e pronto. Pronto a quelle sfide che la modernità impone e che un successo merita di affrontare, con coraggio disciplina e genio.

In Basilicata, nella terra dei calanchi e degli ulivi, del bel sole e del mare poco più in là, giovani cineasti di tutto il mondo si sono dati appuntamento in questo pezzo di Sud, non più terra di confine e nemmeno "terra di dove finisce la terra". Ed è proprio da questo lato del paese che viene fuori il profilo migliore dell'Italia e del Mezzogiorno, fatto di estrema bellezza che contrasta la dura ed acerba letteratura della depressione e del declino.

Perchè momenti e posti come questi, appuntamenti come il Lucania Film Festival hanno in sè l'ambizione dello sguardo profondo e la fierezza delle radici certe che si rafforza nell'orgoglio della memoria.

Memoria ed innovazione, due azioni non più in conflitto, due parole che al Sud vogliono dire tanto ancora, raccontano un'identità ed una missione collettiva, come quella che negli anni i ragazzi del LFF hanno saputo coltivare e costruire, pezzo dopo pezzo, frammento dopo frammento.

L'aria che si respira nella parte alta e vecchia di Pisticci è buona e fa bene alla mente. La rigenera, la fortifica, la rende viva e affamata. C'è voglia di fare nelle braccia e negli occhi di questa straordinaria generazione, che tutti hanno provato a descrivere ma che nessuno ha mai raccontato davvero. Con le sue debolezze, la sua partita giàpersa con la storia ma che ha voglia di sfidare il proprio destino sfigato e acerbo.

Storie come queste danno ancora la forza di fare e di raccontare, di crederci e di non mollare. Perchè è nella tenace speranza e nel dorso ruvido della fatica che si costruiscono successi. Anzi capolavori. "Non bisogna produrre capolavori, bisogna essere capolavori", gridava l'immenso Carmelo Bene nel salotto del Maurizio Costanzo Show. Correva l'anno 1994. Rocco Calandriello ed i suoi fratelli, in questi primi 14 anni, hanno saputo mettere in scena un capolavoro di coraggio e visione non comune, riuscendo in colpo solo ad essere e a produrre capolavori.

Nelle calde giornate estive, in cui Rocco Papaleo, Mariolina Venezia, Daniela Riviello, Pino Quartullo e quel gran genio di Franco Arminio hanno amimato con le loro passioni e le anime danzanti Pisticci, in cui ragazze greche, con giovani film maker, olandesi sedute ammiravano i cortometraggi in concorso con l'austerità del giudizio che ricorda la tanto discussa teutonica rigidità che da quelle parti ha cambiato il corso della storia, la Lucana Film Commission, con la guida sicura e lo sguardo rivolto già in là del suo direttore Paride Leporace, chiudeva ed annunciava una misura anticiclica di notevole importanza, 2 milioni di euro, che è destinata ad aprire un nuovo corso degli investimenti pubblici per la cinematografia italiana, in un tempo di vacche magre e sogni hollywoodiani tenuti chiusi in un cassetto ad ammuffire.

Perchè fare Cinema si può, si deve, ma farlo bene è la cosa più importante. C'è chi ci prova, chi tenta, chi lo sogna e chi, per fortuna, offre quadri concretissimi di opportunità declinandoli al futuro. Che non aspetta, che ha fretta.

L'energia che si spande da questa sponda del Mediterraneo porta buon vento e voglia di navigare. Pazzesca, direbbe il bel Scamarcio.

Ma di pazzo non c'è nulla, questa è una lucida visione che viene da lontano e vuole, davvero,andare molto lontano.

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