Cosimo Pacciani
La City dei Tartari
14 Agosto Ago 2013 0844 14 agosto 2013

Il Ragno (del Tube)

Londra e' la distanza fra due punti, o quei brandelli e frammenti di citta' agli estremi del tube o del tragitto in autobus. Di fatto, per quella mezzora, quaranta minuti di viaggio, siamo prigionieri di un meccanismo simile all'hyperloop di Musk. Si viaggia accompagnati da stranieri, amici, a volte i partner. O, spesso, un libro, un giornale. Io, oggi, viaggio accompagnato da un ragno. Davanti a me, nel mattino radioso d'estate, noto una ragnatela, nell'intercapedine di spazio fra i due vetri delle finestre della carrozza. Una bellissima filigrana ed al centro, ieratico e nobile, con le sue zampe dorate ed un decoro liberty sul dorso, un aracnide.

All'istante, nonostante questa immagine di una natura che si adatta a tutto, come le volpi che vivono nei giardini, i falchi della City e le foche del Tamigi, penso che il povero ragno abbia davvero fatto una bischerata. Il suo destino ora e' compreso fra due mura di vetro che danno l'illusione della liberta', degli spazi e, nel movimento del paesaggio fuori e dei pendolari dentro, magari ha l'illusione di un brulicare di vita attorno e lui siede paziente, come una qualsiasi segretaria di avvocato che legge 50 Sfumature di Grigio. Aspetta per un moscondoro od una vespa, che finiscano nella rete e mandino un'allerta di mille campanelli tattili.

Mentre lo osservo e discorro con un ragazzo australiano di quel ragno intrappolato e su come sia arrivato li' dentro, e ci interroghiamo, come Leopardi ed il venditore di almanacchi sul destino, irrompe sulla scena un moscerino, uno di quei piccoli insettini che probabilmente neanche Linneo ha mai voluto classificare e li schiacciava con uno dei suoi fogli di pergamena. il ragno alza le zampe. Forse il sole o forse solo quell'infinitesimale spostamento d'aria ha modificato la geografia dei venti in quel microcosmo. Insomma, sa, come i bambini che sentono a sei isolati di distanza il furgone dei gelati nei pomeriggi estivi a Londra, che e' arrivato il dolce. O, forse, l'unico pasto degli ultimi tre giorni. Rispetto al ragno, il moscerino e' comunque un gran bel tacchino arrosto.

A quel punto, io ed il wallaby solleviamo l'attenzione di altra mezza carrozza. Da un lato, qualcuno continua il dibattito su come un ragno possa fare una tela fra due vetri, che istiga una querelle sull'igiene dei mezzi pubblici, dall'altro lato un ragazzo scommette con un altro se il moscerino cadra' o no nella rete. Al centro, il gioco misterioso della liberta' e del destino, di come spesso tutto sia un'illusione, di spazio, di vento, di opportunita', ma, in realta', si vive fra due vetri spessi, di protezione, conforto o, forse, di suprema sventura.

Intanto il ragno osserva la danza di morte del moscerino. Sa che e' questione di tempo. La prende con la filosofia, la stessa filosofia ancestrale di chi sa attendere e sperare che, nonostante tutto, il destino od una direzione buona della realta' provvederanno a nutrirlo. E, forse, anche il moscerino non aspetta altro che farsi divorare. Per essere arrivato li', asserisce un compagno di viaggio, deve essere un kamikaze, un suicida. La carrozza del Tube e' diventata una filiale della redazione del National Geographic. Una signora in tailleur urla che google dice che possono vivere senza mangiare per almeno un mese. Mi viene da dire che forse e' in detox, allora e che qualcuno dovrebbe togliergli quel moscerino da davanti. La carrozza ora ride e discute, quando all'improvviso la moschina finisce nella rete ed il ragno, in una frazione di attimo, scivola e vola sulla filigrana ed e' sopra l'animaletto. Lo azzanna, lo circonda di un sottile filo e lo trascina al centro, dove comincia a mangiarlo. Rapace, veloce, istantaneo. La distanza fra vita e morte, un attimo. Forse infinito. Perche' l'universo si potrebbe includere in un punto, come all'inizio. E, forse, quella fame che sentiamo sempre, quell'attesa feroce, fra i vetri spessi della convenzione, delle piccole costrizioni inutili, quel desiderio di divorare il mondo, di renderlo nostro, come gli occhi della persona che si ama come un budino al cioccolato, come un cliente facoltoso od un seggio in un parlamento, come il destino dei figli, quello spasimo di correre, fare, baciare, scrivere, ha la stessa natura di quella ferocia del ragno, di quella determinazione dell'universo di tornare ad essere una sfera, un punto, quando questo vagabondare delle galassie, la loro danza entropica, sara' terminata.

La carrozza ora e’ divisa, fra chi parteggiava per il ragno, per il suo istinto naturale che ha prevalso anche in quella situazione avversa e chi invece si dispiace per il moscerino. Una ragazza guarda l’australiano accanto a me e gli dice, mordendosi un labbro, ‘Beh, di solito vivono solo un giorno ed una notte. A proposito, tu cosa fai stasera?’ Dal National Geographic a Sliding Doors in un nanosecondo.

Scendo e respiro l’aria atlantica del mattino. Sono arrivato a destinazione. Ben prima dell’universo che continua ad espandersi. Fra due vetri. We might be giants.

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Avrei anche una lettura politica di questa storia del ragno, che parla di un popolo illuso di essere libero, di essere moderno e pronto alle sfide ma e’ un’illusione, come quella della ragnatela sospesa in un vacuum, in un vuoto spinto. Ma credo che sia il tempo delle metafore positive, dei messaggi che ci facciano non illudere ma tornare alla coscienza di qualcosa di meglio di un pasto magro di un moscerino. Come il ragno e’ entrato e finito fra due vetri, magari nell’intersizio delle porte scorrevoli del Tube (lo chiamero’ John Hannah), cosi’ trovera’ una via di uscita. Con un rischio che non vedo l’ora l’Italia cominci a correre, che e’ quello dell’accortezza e della pazienza, che magari c’e’ un ragno piu’ grande fuori. E che bisogna essere equipaggiati, con la giusta classe dirigente, il giusto spirito e, con ancora addosso, quella voglia di divorare il mondo.

Soundtrack

They Might Be Giants – Spider
www.youtube.com/watch?v=zmQYICF7ExU

Edwood – Spiderland
open.spotify.com/track/57XNisCFPiaoZQJG29u7zl


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