Fabio Brinchi Giusti
Parlare con i limoni
22 Agosto Ago 2013 1936 22 agosto 2013

Un figlio a vent’anni per sentirsi anticonformisti

A 23 anni ho l’energia per giocare con mio figlio. A 40 no.” È la disarmante risposta data, agli amici allibiti, da un neo-genitore. Tutti pensavano che quella gravidanza fosse capitata per sbaglio. Succede. E invece no: quella coppia, lui 23 lei 25 anni, aveva deciso di non frapporre nessun ostacolo alla natura. E la natura ha fatto il suo corso, regalandogli un bambino.

Né lui né lei hanno un lavoro a tempo indeterminato, si arraggiano saltando un posto precario all’altro come (quasi) tutti i loro coetanei. E, spesso, arrivano a fine mese grazie all’aiuto di mamma e papà. Ma a loro tutto questo non importa, perché dicono “tanto la situazione sarà la stessa anche in futuro. Tanta gente non fa un figlio e aspetta. Aspetta, aspetta, aspetta e poi si ritrova troppo grande per fare un bambino”. Una vita un po' alla giornata, in balia del destino, nell’incrollabile certezza che per un modo per vivere e mantenere la creatura si troverà.

Non sono l’unica coppia ad aver fatto questa scelta. Sono diversi i ventenni che decidono di sfidare la crisi, il precariato e la disoccupazione e mettono al mondo un bambino. Sono gocce nell’oceano, ovviamente. Ma ci sono. E le loro gravidanze non sono frutto di una dimenticanza, ma consepevoli, in rivolta contro una società che ha condannato questa generazione all’adolescenza.

Su Internet hanno i loro forum e i loro blog dove si confrontano, si scambiano consigli, valutano il modo migliore per tenere o meno un figlio. A chi accusa queste coppie di essere incoscienti, loro replicano con le leggi della natura: una gravidanza a vent’anni è meno faticosa che a quaranta. E crescere un bambino a quest’età presenta notevoli vantaggi sul piano fisico. E a chi obietta sulla precarietà economica su cui si fonderà la futura famiglia, replicano con fatalismo che tanto la congiuntura economica non cambierà nei prossimi anni. Quindi meglio fare un bambino adesso che mai o in un futuro che non migliorerà.

Sullo sfondo anche la voglia di essere anticonformisti, il piacere di scandalizzare la gente, gli altri che scuotono la testa di fronte ad una scelta giudicata, dai più, “folle”. La nostra società non vuole figli a vent’anni e anche i pochi che potrebbero permetterselo non lo fanno. Vuoi perché non si sentono pronti, per l’immaturità, perché vogliono godere l’età, uscire la sera, andare in discoteca, uscire con gli amici. Oppure perché a vent’anni è improbabile aver trovato già l’amore della propria vita, la persona con cui condividere l’esistenza. E fare un figlio, per poi lasciarsi, non è l’ideale.

Ma a queste obiezioni, il fronte del “figlio a 20 anni” ribatte con esempi della vita di ogni giorno, con dimostrazioni pratiche che tante coppie hanno fatto attenzione a questi dettagli e poi i problemi sono arrivati comunque. Vero. Ma non a tutti. Queste risposte fataliste sono in realtà delle non-risposte. E fare un figlio così, senza certezze, è una follia. Ma è difficile comunque condannare coloro che fanno queste scelte. Incoscienti, forse, ma coraggiose.

 Iscriviti alla newsletter

Vuoi essere sempre aggiornato? Iscriviti alla newsletter de Linkiesta.it .

Quando invii il modulo, controlla la tua inbox per confermare l'iscrizione

 Seguici su Facebook