Luca Rinaldi
Pizza Connection
23 Agosto Ago 2013 0753 23 agosto 2013

Due o tre cose sulle battute riguardo Bradley Manning

Ieri, day-after della condanna a Bradley Manning, uno si aspetta che si discuta del peso di una condanna a 35 anni di galera del militare considerato la ‘talpa’ di Wikileaks. Una vicenda che ho ripercorso in questo articolo, e che personalmente mi ha sempre fatto sorgere una riflessione su tutte le altre: che strana questa giustizia americana che si occupa, per carità legittimamente a livello giuridico, di chi ha diffuso file e materiale riservato dell'esercito, mettendo forse a repentaglio anche vite altrui, ma che non si è mai occupata del contenuto e in alcuni casi dei crimini provati all'interno di quel materiale e di chi li ha commessi. Oppure leggere anche sui social di qualcuno che si sprecava in paragoni con la vicenda dei “Pentagon Papers”.

Pensavo che a meno di ventiquattro ore da quella condanna il mondo dei media e i suoi attori, anche quelli più esperti in tema del sottoscritto, si impegnassero per capire come questa condanna avesse risvolti sulle libertà personali e sul diritto dell'informazione. Non portare Manning in palmo di mano, anzi, mi sarebbe interessato leggere invece commenti contrari alle azioni di Manning con congrue giustificazioni. E invece poco e niente. A meno di 24 ore dalla condanna del militare arriva una “notizia”: il soldato Manning non vuole più farsi chiamare Bradley, ma Chelsea. Vorrebbe cambiare sesso. Come se la sua omosessualità non fosse già fatto noto e in quanto tale il tutto poteva essere accolto da un sonoro “chissenefrega”.

Bradley Manning (Mandel Ngan/Afp)

E invece niente. La notizia del giorno sul caso Manning che tutto non possono fare a meno di non commentare è “non chiamatemi Bradley, chiamatemi Chelsea”. Così difensori dei diritti che da anni combattono il “regime” di Berlusconi vestiti di viola (più per interesse e carriera che per volonta, ça va sans dire), capiredattori di quotidiani più o meno quotati e commentatori dalle grandi visioni si lasciano invece andare alle battute di pessimo gusto sui social, che qui non vi riporto per una ragione di decenza, e in secondo luogo perché forti delle loro battute da bar sport (con il rispetto dovuto agli anziani del bar sport che potrebbero offendersi) in un baleno hanno eliminato tweet e status di Facebook che sembravano scritti dopo una riunione dell'internazionale della stupidità. Fortunatamente con qualche lodevole eccezione, ma sempre troppo poche. Non si tratta di essere bacchettoni, come starà obiettando qualcuno, ma questa vicenda merita, anche negli ambiti fuori dal lavoro degli stessi giornalisti e operatori dei media, ben altro trattamento. Non consolano anche altri articoli usciti su stampa nazionale e internazionale, che sembrano quasi arrivare al sunto che «Bradley vuole cambiare sesso, non era per niente normale perché arriva da un contesto familiare difficile, lo ha fatto perché forse era pazzo, perché era diverso, quindi alla fine, questi 35 anni non possono che raddrizzarlo», interpretazione personale di quello che ho letto qui e là. Probabile che mi stia sbagliando.

Sempre citando quelli vestiti di viola che qualche anno fa, per quanto riguarda i presunti capi e loro megafoni hanno poi fatto anche carriera, sembra quasi che stiano usando uno di quei “mezzi di distrazione di massa” che tanto rimproveravano al figuro che risponde al nome di Silvio Berlusconi, incapace di governare per vent'anni, ma con degli avversari forse troppo simili a lui per batterlo. Simili? Eh si, perché il tenore delle battute tra chi avrebbe dovuto interrogarsi sulla condanna a Bradley Manning era più o meno lo stesso di quando Silvio, tra l'indignazione popolare ebbe a dire «meglio essere appassionato di belle ragazze che essere gay».

Twitter: @lucarinaldi

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