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26 Agosto Ago 2013 1618 26 agosto 2013

Ubi Bergamo, utile stabile ma aumentano le sofferenze

Utile e proventi invariati, ma sofferenze in crescita quasi a doppia cifra. Sono le due facce della medaglia che emergono dalla semestrale di Ubi – Banca popolare di Bergamo. Un istituto concentrato in un territorio, la Lombardia, dove si lotta per non retrocedere, non certo per aumentare la profittabilità. Da un lato dunque c’è la tenuta del risultato operativo a 86 milioni di euro (+0,3%) e proventi a 426,7 milioni (-0,1%), dall’altra l’aumento dell’8% dei crediti non più recuperabili rispetto al primo semestre del 2012, a quota 1,4 miliardi di euro. Tant’è che il rapporto tra sofferenze nette e impieghi netti sale nel primo semestre al 3% rispetto al 2,88% della fine dell’anno scorso. Buona notizia: scendono le rettifiche, che si fermano a 58,4 milioni di euro (-6,4% su giugno 2012). 

Stupisce in negativo, a una lettura a prima vista, il dato sulla raccolta diretta: -7,4% sul 30 giugno dell’anno scorso a 17,8 miliardi. Niente fuga dei depositi, però. La nota ufficiale spiega infatti: «Per effetto della nuova policy di emissione di Prestiti obbligazionari [...] da febbraio 2013, vengono emessi dalla Capogruppo e collocati dalle Banche Rete, risultando quindi contabilizzati nella “raccolta indiretta”. Tenendo conto di tali collocamenti effettuati dalla Banca nel semestre per circa 1 miliardo di euro, la contrazione della raccolta si riduce al 2,5%». A fronte di impieghi alla clientela saliti (+1,7%) a 19,1 miliardi. 

Victor Massiah, amministratore delegato di Ubi Banca

La strategia del management che trapela dalla nota diffusa alla stampa è chiara, basta confrontare alcuni dati. Primo: la gestione operativa migliora a 202 milioni di euro (+5,3%), ma per via principalmente del risparmio negli oneri operativi di 10,6 milioni di euro. Secondo: migliorano le commissioni nette (+9,2%, +14,9 milioni) ma peggiora il margine d’interesse (-9%, -22,5 milioni). Le leve per rimettersi sulla strada della profittabilità sembrano dunque due: 1) aumentare le commissioni 2) tagliare i costi del personale. Infatti quest’ultime sono scese di 6,3 milioni (-4,6%), mentre le spese amministrative di 4,4 milioni (-4,6%). Aspettando tempi migliori, o un’aggregazione. 

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