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29 Agosto Ago 2013 1352 29 agosto 2013

Banca Ifis: perché puntare sulle Pmi funziona

C’è un dato che stupisce più di tutti nella semestrale di Banca Ifis, l’istituto di credito presieduto dal nipote di Gianni Agnelli, Egon Von Furstenberg. Ovvero la crescita, all’interno del margine d’intermediazione da 131,7 milioni di euro (+22,7% sul 30 giugno 2012, utili a 44 milioni, +16,7%) dei crediti commerciali, saliti da 47,8 a 57,4 milioni di euro (+20%) e dei Drl (distressed retail loans, crediti difficilmente esigibili), che passano da 10 a 14,8 milioni (+47,7%). È l’attività core dell’istituto, specializzato proprio nel factoring e nel trattamento di crediti dubbi delle imprese. Quelli della banca scendono a 414,5 milioni di euro (-5,8%), nello specifico le sofferenze si assestano a 108,1 milioni (-6,2%), con un’incidenza dal 4,8% degli impieghi. 

Ottima la raccolta, che ha toccato i 10,2 miliardi (+32%). La clientela retail è attirata dal rendimento del conto deposito rendimax – che arriva al 5% – che segna +28% a 3,9 miliardi di euro ma è legato, come ha spiegato in conference call l’amministratore delegato Giovanni Bossi, ai titoli di Stato in portafoglio, 7,7 miliardi acquistati massicciamente a partire da dicembre 2011. In altre parole se i tassi dei titoli di Stato scendono, diminuisce anche il tasso offerto ai nuovi sottoscrittori del conto deposito. 

Specializzarsi nel dare ossigeno alle imprese, in questo momento, paga a livello d’immagine – il lancio dell’iniziativa Credi impresa futuro si pone in questa direzione – e mitiga il rischio di credito, tanto per la banca quanto per l’imprenditore. Un modello nato trent’anni fa, che a guardare i conti sembra funzionare.

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