Il prossimo ex-precario
29 Agosto Ago 2013 1612 29 agosto 2013

Il giornalismo fatto col culo. Letteralmente.

Da una sexy cantante ventunenne ti aspetti un culo di marmo. E invece, per la voglia di strafare a tutti i costi, scioccare e spingersi all’eccesso, domenica scorsa agli MTV Video Music Awards il deretano di Miley Cyrus, strizzato in un completino in latex color “pancera della nonna”, sembrava più l’impasto NON lievitato di una pizza che un sodissimo simbolo sessuale. L’America ci è andata a nozze, rimanendo più sconvolta dalla decadenza di un sedere dello star system che dalle provocazioni della ex-icona Walt Disney. Teenager di ogni ordine, grado e Paese hanno preso d’assalto la rete per vedere, commentare, ironizzare (si sprecano ormai i meme dedicati) o semplicemente assistere al bailamme virtuale che ne è seguito.

Le maggiori testate online a livello mondiale, infatti, si sono fiondate sul culo flaccido di Miley con la stessa (o forse maggiore) attenzione resa all’11 settembre, alla devastazione dell’uragano Katrina o alla decisione ONU sulla Siria.
La Siria. Già perchè domenica sera, quando è andato in onda lo sfavillante carrozzone mediatico di MTV (peraltro uno degli eventi più attesi nelle cronache di moda e spettacoli del globo), di avvenimenti di un certo rilievo internazionale ce n’erano parecchi, dalla Siria all’Egitto, passando per l’anniversario del discorso di Martin Luther King.

La CNN, riconosciuto leader mondiale delle news, ha deciso di fare di quel sedere cadente la notizia di apertura del giorno successivo, relegando a notizie, giocoforza, minori tutto il resto. Come se ai tempi della Seconda Guerra mondiale il New York Times avesse messo in copertina l’ultimo sculettamento di una semi-sconosciuta Marilyn Monroe (perdonatemi l’empio paragone) invece che l’attacco a Pearl Harbor. Perchè?

Il sito The Onion, famoso per essere specializzato in parodie e notizie inventate, ha pubblicato una lunga lettera di spiegazioni a firma Meredith Artley, direttrice operativa di CNN. Ovviamente la lettera è finta e la stessa Artley non se l’è presa troppo quando l’ha scoperto, anzi ci ha addirittura scherzato su Twitter. D’altronde è pur sempre pubblicità a costo zero.

Ci sono tantissimi spunti interessanti in questa lettera, per il giornalismo moderno, per la società moderna e per il modo in cui siamo “modernamente”, ma soprattutto CONSAPEVOLMENTE, presi per il culo (è proprio il caso di dirlo!) ogni giorno dai media. Leggetevela e dopo, se vi avrà colpito a sufficienza, ne discuteremo insieme. (qui la versione in inglese).

Una versione tradotta è stata pubblicata da Il Post:

Nel corso degli anni, CNN.com è diventato un sito di news a cui molte persone si rivolgono per l’informazione di alto livello. Ogni giorno lo visitano milioni di persone, tutte affidandosi al “Leader mondiale delle News” – come dice il nostro motto – per le informazioni più cruciali e aggiornate sull’attualità. Quindi, vi sarete chiesti, come mai l’articolo di apertura di stamattina – uno spazio che di solito è riservato alle più importanti notizie nazionali o estere del giorno – era intitolato “Cosa ha fatto Miley Cyrus???” e accompagnato dal titolo all’interno “Si dimena e stupisce ai Video Music Awards“?

È una buona domanda. E la risposta è piuttosto semplice. Era un tentativo di farvi cliccare su CNN.com in modo che aumentassimo il nostro traffico online, cosa che avrebbe a sua volta permesso di aumentare i nostri guadagni pubblicitari.

Non c’era niente, e intendo niente, in quell’articolo che avesse a che fare con le notizie importanti della giornata, il racconto di vicende umane significative, o l’idea che il giornalismo stesso possa essere un motore del cambiamento nel mondo. Per Dio, un altro articolo era intitolato “Le movenze shock di Miley”. Chiaramente, mettere in evidenza quella storia significava rendere, come minimo, un disservizio ai lettori. E se ci pensate, anche un disservizio alle centinaia di migliaia di persone che stanno morendo in Siria, quelle che soffrono nelle violenze in Egitto o, dannazione, anche coloro che volessero leggere del 50esimo anniversario del discorso di Martin Luther King.

Ma ragazzi, ehi, ragazzi, se ha funzionato.

(continua a leggere su Il Post)

Qual’è la prima cosa che vi è venuta in mente leggendo questa falsa (ricordiamolo...) spiegazione della Artley? Che è la cosa più vera che abbiate mai letto su una qualsiasi testata, online o cartacea che sia. È una verità talmente ovvia che se prima di leggerla vi avessi chiesto “Perchè la CNN ha messo questa precisa notizia in risalto invece di altre?” chiunque di noi sarebbe stato in grado di dare una risposta. “È una questione di clic" e su internet gli argomenti che fanno aumentare esponenzialmente i clic, cioè le pagine viste, cioè i contatti, cioè gli initroiti pubblicitari del sito, sono i gattini, i morti e le tette (il posteriore, in questo caso).

Non si discute. Non ci vanno degli scienziati a capirlo, i pubblicitari ci sguazzano da anni in queste tre categorie (più quella dello sport) e i direttori dei giornali e delle tv hanno saputo adeguarsi in tempi prodigiosamente brevi. Da La Stampa a Repubblica e il Corriere, tanto per citare i maggiori quotidiani online nostrani, nessuno nega ai propri lettori una bella fotogallery su Melissa Satta al mare o sull’ennesima scapezzolata di Mara Venier. Scommettiamo che i dati di Google dicono che fanno più clic le chiappe di Belen dopo il parto che la sospensione dell’Imu o la condanna a Berlusconi (argomenti che, teoricamente, dovrebbero interessare un pelino di più alla gente comune)?

La seconda constatazione da fare è che molto probabilmente, direi al 99,9%, nessuna personalità pubblica, ma nello specifico, nessun rappresentante del giornalismo moderno si esporrebbe in maniera così drammaticamente sincera. Mai. Nessuno. Al mondo. Scordatevelo.

Fa riflettere pensare al giornalismo come ad una menzogna di Pulcinella, un segreto che tutti conoscono, i giornalisti da un lato e gli spettatori/lettori dall’altro, ma che non viene mai rivelato per paura di confermare quella strisciante sensazione che il popolo, oltre che bue, sia anche stupido.

Io so che tu sai che sono stupido, ma non voglio che si sappia per cui so che tu non dirai mai che lo sai.

Fine della storia e vissero felici e contenti. La falsa Artley dice una cosa molto importante: “Non ho esitazioni a chiamarle stupide stronzate perché lo sappiamo tutti che sono stupide stronzate. Lo sappiamo noi e lo sapete voi. Sappiamo anche che siete abbastanza idioti, o abbastanza annoiati, o tutti e due, da cliccare comunque sulle stupide stronzate, e che continuerete a farlo fino a quando le metteremo davanti ai vostri faccioni idioti. [...] GRAZIE A VOI, MICA A NOI.

Ovvero, questa situazione paradossale e triste dal punto di vista intellettivo del genere umano è per metà colpa dei giornalisti che continuano a propinarci questo tipo di “notizie” e ci marciano (e guadagnano ) sopra, ma l’altra parte di responsabilità è tutta nostra. Siamo noi che clicchiamo, siamo noi che abbiamo il telecomando, siamo noi che compriamo Novella 2000 al posto di un quotidiano.

Non è un peccato, per carità, ma se questo è l’ordine delle nostre priorità, non abbiamo nessuna ragione per lamentarci poi del decadimento dei valori della società e balle varie.

A me questa cosa spaventa...

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