Il precario – riflessioni in cerca di editore
29 Agosto Ago 2013 0917 29 agosto 2013

Pagheremo caro, pagheremo tutto

Il Consiglio dei Ministri di ieri è stato una sorta di riunione coniugale post parto per decidere quale nome dare alla propria progenie. Quello di prima infatti non era più tanto gradito.

- “IMU di qua IMU di là, no no amore è un nome vecchio, è troppo simile a quello di prima (ICI), sembra sardo e ricorda vagamente un uccello: il “Dromaius novaehollandiae”, meglio noto ai più come Emù.”
- “Sì sì dai cambiamo nome: chiamiamolo “Service Tax” che fa più figo. Al pari di Brandon o Jack fa più sogno americano.”

Verosimilmente, con questo dialogo tra i due “democristiani reloaded” Alfano e Letta, il governo della ardue imprese ha fatto sparire la tassa più odiata dal Pdl e l’ha sostituita, con un exploit linguistico non indifferente, con la Service Tax che, nelle intenzioni, dovrà garantire allo Stato almeno gli stessi introiti.
La prima rata dell’Imu non verrà pagata, la seconda verrà inglobata nella nuova Service tax che dal 1 gennaio del 2014, come ha dichiarato il Premier “riguarderà i servizi e non il concetto di proprietà dell’abitazione”. Letta ha anche aggiunto che “le coperture per lo stop alla rata di settembre dell’Imu saranno indicate dal decreto varato ieri, mentre le risorse per l’abolizione della rata di dicembre saranno indicate nella legge di Stabilità, che verrà presentata al Parlamento il 15 ottobre”.
Come ci riusciranno non è ancora dato saperlo, visto che ora tutti pagheremo indiscriminatamente il mancato introito derivante dalle case di lusso di proprietà dei soliti ricchi con nuove imposte e nuovi dazi. Va bene ed è fondamentalmente giusto eliminare la tassa sulla prima casa, ma un conto è abitare in un bilocale a Pizzo Calabro e un altro conto è possedere le 1200 stanze della Reggia di Caserta.
Con un colpo di magia degno del più strabiliante mago di Arcella invece, questa considerazione logica non ha più alcuna ragion d’essere: siamo “tutti uguali di fronte alle tasse”. Non illudiamoci, dunque, l’Imu ritornerà - mascherata dal governo come una tassa per i servizi che comprenderà la Tares, la vecchia Imu e chissà quale altra fraudolenta diavoleria - e sarà più salata di prima.
Dal canto loro i Berluscones gioiscono, il pregiudicato di Arcore esulta, il Pd sonnecchia o fa finta di sonnecchiare; si genuflette nuovamente ai diktat del Cavaliere, nonostante i guai giudiziari sempre più in cima nei sondaggi degli ultimi giorni. Il ricatto profuso da Berlusconi adesso è quasi completo: rimane da risolvere solo la questione consulta, ma con degli amici alla Violante, si aggiusterà tutto. Gli amici quelli veri, d’altronde, si vedono proprio nel momento del bisogno. Non sia mai che quelli del PD dicano o facciano qualcosa “di sinistra”: vincere le prossime elezioni, è un rischio che non si può correre.

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