Fabio Brinchi Giusti
Parlare con i limoni
30 Agosto Ago 2013 1757 30 agosto 2013

No, un disoccupato non può fare il senatore a vita!

Il web-populismo si è già scatenato contro i quattro neosenatori a vita. Fra i tanti, riporto testuale un commento comparso oggi sul mio profilo Facebook:

"Forse sarebbe stato piu' ETICO da parte di Napolitano nominarne uno che venisse dal popolo magari una "vittima della crisi",e non solo i soliti benestanti. Nominare una persona del popolo che magari si e' visto portar via la prima casa o ha visto suicidare il padre o il figlio per essa."

Non è un'opinione solitaria. Al posto di Claudio Abbado, Renzo Piano, Carlo Rubbia ed Elena Cattaneo, il Presidente della Repubblica doveva nominare un disoccupato, un precario, una casalinga.

I web populisti dovrebbero leggersi con attenzione l'articolo della Costituzione che regola queste nomine: "Il Presidente della Repubblica può nominare senatori a vita cinque cittadini che hanno illustrato la Patria per altissimi meriti nel campo sociale, scientifico, artistico e letterario."

Con rispetto parlando, un disoccupato non ha illustrato la Patria per altissimi meriti. Si può discutere o meno della necessità di avere ancora quest'istituto ottocentesco ma non si può discutere del valore meritocratico che hanno voluto dargli i Padri Costituenti. Ovvero la possibilità di conferire un altissimo riconoscimento (probabilmente il più alto della Repubblica) ai migliori Italiani viventi. Portare nelle Istituzioni le personalità più eccellenti della Nazione.

Certe considerazioni sono davvero scadenti e superficiali come coloro che le pronunciano. Vorrebbero essere solidali ma trasudano solo invidia. Persone incapaci di ammirare i migliori, che invece di guardarli come esempi e stimoli per evolvere, preferirebbero abbassarli al loro livello, appiattire l'intero Universo nella grigia e uniforme mediocrità in cui vivono. Persone che trovano sempre una scusa per denigrare i successi degli altri: a sentir loro nella scuola, nell'università, nel mondo del lavoro chi emerge, emerge sempre per raccomandazioni o per fortuna. Mai perché più bravo. Fa paura anche il totale disprezzo sottinteso e strisciante verso la cultura o la conoscenza.

I nuovi senatori sono davvero personalità di enorme valore che, nella loro vita, hanno portato alto il nome dell'Italia nel mondo e si sono conquistati, per indiscutibili meriti, un posto fra i grandi della loro categoria.

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