Roberto Zichittella
Va’ pensiero
2 Settembre Set 2013 1151 02 settembre 2013

Dietro la prudenza di Obama anche l'effetto WikiLeaks

Non è più tempo di guerrieri solitari. Il premier britannico David Cameron si presenta con l'elmetto del combattente a Westminster ed esce pesantemente sconfitto da un Parlamento non persuaso dalla necessità di un intervento armato in Siria. Due giorni dopo Barack Obama, proprio quando tutti si aspettano l'annuncio dell'inizio delle operazioni militari contro Assad, lascia tutti di stucco (“stunned”, scrive il New York Times) dicendo che attaccherà, ma solo dopo il “via libera” dal Congresso.


Per i leader delle grandi democrazie sembra essere il momento della prudenza e della trasparenza. La prudenza deriva senza dubbio dalla delicatezza della crisi siriana e dagli interessi in gioco. Basta guardare con attenzione una mappa (le guerre, forse è il loro unico pregio, ci costringono a studiare o ripassare la geografia) per capire che toccare la Siria significa accendere una miccia che può portare le fiamme (e in parte ha già portato) in Libano, Israele, Giordania, Turchia, Iraq, Iran. Senza mettere in conto il gelo nei rapporti con la Russia di Putin.
Pesa anche il numero dei caduti che Stati Uniti e Regno Unito hanno lasciato sul terreno in Iraq e in Afghanistan. I caduti americani sono 4.410 in Iraq e 2.077 in Afghanistan. Quelli britannici 179 e 444. Senza contare le migliaia di feriti, i mutilati, i soldati che passeranno il resto della loro vita inchiodati su una sedia a rotelle.

Ma oltre alla prudenza, a mio giudizio c'è anche una volontà di maggiore trasparenza, dietro la quale non si può non vedere l'effetto delle rivelazioni di WikiLeaks e di “talpe” come Edward Snowden. Rispetto al 2001 (Afghanistan) e al 2003 (Iraq), oggi l'opinione pubblica dei Paesi democratici è meno disposta ad accettare a cuor leggero decisioni che passano sulla testa dei cittadini e dei loro rappresentanti in Parlamento. Per diverse ragioni. Primo: non ci si fida dei leader (le bugie di Bush sulle armi chimiche in mano a Saddam non sono state dimenticate). Secondo: le guerre costano e in tempo di crisi economica si è meno disposti a sostenere i costi di conflitti dall'esito incerto. Terzo: è difficile dimenticare le immagini delle torture nel carcere iracheno di Abu Ghraib o i video degli elicotteristi americani che in Iraq fanno il tiro al bersaglio contro un giornalista della Reuters e altri civili scambiandoli per dei combattenti. Ogni guerra, anche se “chirurgica” nasconde orrori. Ma oggi è più difficile nascondere gli orrori, proprio perché Assange, Manning, Snowden, con le loro rivelazioni subito diffuse a amplificate dai social networks, in molti casi ci hanno mostrato il lato nascosto e a volte inconfessabile delle guerre.

Se oggi non stiamo precipitando alla cieca verso un conflitto,se i Parlamenti riacquistano una centralità che sembrava perduta, forse un po' del merito è anche loro.

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