Cosimo Pacciani
La City dei Tartari
3 Settembre Set 2013 1514 03 settembre 2013

L'Estate Perenne (Borgo Sisa's State of Mind)

La fine di agosto e' come un buffet di un matrimonio, quando si arriva tardi. La festa e' quasi finita, le persone hanno lo sguardo ebbro e soddisfatto di chi ha avuto una bella giornata di celebrazione, di chiacchiere, innamoramenti lampo e rincorse dietro ad un pallone che, in qualche maniera, finisce sempre fra i piedi dei commensali. E c'e' sempre qualcuno che gli sferra un calcio, generando un dribbling lungo l'apparecchiatura e le infiorate, fra tacchi a spillo e cravatte appena allentate dal caldo. Le spiagge si svuotano di giovani, calciatori, belle presenze varie e la botta di futuro e di energia che accompagna di solito giugno e luglio, dopo Ferragosto e prima dell’otto settembre, viene sostituita dall’establishment di pensionati, tedeschi e svizzeri che vanno in vacanza in maniera stechiometrica nella solita pensione da 40 anni. La Restaurazione dei luoghi di vacanza, a Milano Marittima come a Viareggio o Tropea.

Rimangono solo gli hit singles, le canzoni popolari che ci hanno fatto ballare tutti per tre mesi, prima che escano nuovi dischi impegnativi, da inverno. Risuonano in lontananza le orchestrine di liscio ed echi di versioni baiadere di canzoni famose reintepretate al ritmo umpah-zumpah di una mazurca (roba che suona come shuamara-ma Get Lacchi) o rese eterni moniti di alterita’ sonora da tastiere preprogrammate e sax sfiatati. Il colore arancione prevale, quello dorato del tramonto precoce, del colorito di chi si permette mesi e mesi di esposizione al Sole.

L’estate e’ finita, rimangono le briciole, e la temperatura permette di girare in bici anche alle cinque, di correre in pineta senza morire disidratati. E tutti parlano del raccolto dell’uva, delle olive, della mestizia del ritorno su autostrade che non sono degne della bellezza da cui ci trascinano via.

In questi giorni, passati sulla Riviera, ho lasciato che l’Estate climatica cominciasse a diventare un anticlimax anche del paese, con rassegne stampa di giornali che, nell’edizione di Ravenna, inneggiano al ritorno del Mozzo (o nocchiero!) Bersani, con 400 persone a sentirlo, ed in quella di Forli’ dipingono un comizio assolato di Matteo Renzi di fronte a 4000 abitanti del fertile piano padano-romagnolo, come un momento definitivo, da lancio di dadi. Il Rubicone non e’ lontano, la linea di demarcazione fra Roma ed Impero, insieme all’Arno. La Connessione Toscana di Pisa e Firenze che si estende ed arriva, come una ferita, fino a Comacchio, luoghi che evocano Dante, Garibaldi. Tutta gente che ha lanciato il cuore oltre ogni frontiera, perche’, a parte la discussione inane su Renzismo e Correntismo, a Borgo Sisa, dove ero con Bianca, la mia figlia piu’ grande, ho visto i veri Signori delle Tessere, che siamo noi, i votanti del PD, le decine di persone che, in maglietta arancione, ci hanno servito da mangiare, tengono aperti gli stand e rendono eventi come questi veri e propri happening di popolo.

Ed ho visto il futuro, quella voglia disperata di futuro e di un’estate dell’azione politica e dell’energia che vorremmo ridonare al paese, che non puo’ fermarsi alle descrizioni, alle definizioni. Lo dico da sempre, il mio amico Matteo Renzi ha aperto una porta dove tutti vedevamo da decenni un muro invalicabile. E dietro la porta, un campo fiorito, fertile, come la campagna fra Ravenna e Forli, dove cresce di tutto, dai kiwi al fior di sale dolce. Fenicotteri rosa, come presenze aliene che ci ricordano che l’Italia ha un ruolo, qui, in mezzo al Mediterraneo, che il mondo bussa alle nostre porte, nei giovani cinesi di Carpi che vengono al mare, come i nostri genitori quaranta anni fa, con le macchine utilitarie. E ridono, come Bianca, perche’ sanno che il buffet della loro festa e’ ancora pieno di portate e cibarie. Come quell’illusione o, spero, certezza, di una speranza che, oggi, passa in maniera quasi forzosa (perche’ lo vogliono e lo amano i media) da una persona sola, mentre, invece, passa ormai da una moltitudine.

A me non disturba essere definito Renziano o Matteolebano, perche’ la vita non la definisco con le etichette e il cambiamento non passa da una definizione, ma da occhi, mani ed una piadina perfetta preparata da una signora gentile che si chiama Ada.

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Duke Ellington diceva che non esistono generi musicali, ma solo musica buona o musica pessima. Lo stesso vale per la politica, il cibo ed altre componenti della vita. Il segreto della voglia di rinnovamento che ho visto, ancora una volta, in maniera trasversale, sul pratone di Borgo Sisa.

Augh.

‘Daddy, now I know what does it feel to be on the first row at an One Direction’s concert! Awesome! I hope I am not on the news. Meaow!’

Bianca, dopo esser rimasta schiacciata fra fotografi e giornalisti quando mio suocero l’ha accompagnata a salutare l’amico Matteo a Borgo Sisa.

SOUNDTRACK

Asha Bosle & Kronos Quarter - Dum Maro Dum

www.youtube.com/watch?v=I0TbF_qt4_k‎

L'ACCOUNT TWITTER DELL'ESTATE 2013

https://twitter.com/AstronautKatze

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