Gemma Musicco
A metà tra la terra e il cielo
4 Settembre Set 2013 1343 04 settembre 2013

"Puoi toccare il cielo, puoi farlo per davvero"

È piena di colori, di gente, di occhi la metropolitana. Soprattutto al mattino presto quando il silenzio occupa ogni spazio e ogni angolo delle carrozze, sgomitando tra una persona e l’altra: pochi parlano, e chi lo fa ha la voce che è quasi un sussurro, attento a non disturbare il giorno che sta sbadigliando. La parola lascia il posto a un gioco di sguardi e di pensieri non detti, i sorrisi invece sono ancora pochi. Ma quando ne incontri uno, è bellissimo.

C’è molta gente, sottoterra: cammina in fretta, di fretta, per la fretta. Fermarsi è impossibile. È come se quaggiù ci fosse sempre troppo poco tempo. Ogni tanto si incontra qualche appassionato lettore che, con gli occhi fissi al libro, timbra il biglietto, scende e sale, entra ed esce dalla metro senza mai alzare lo sguardo e senza mai inciampare. Come faccia, ancora non si sa.

Tra pochi minuti è ora del primo caffè in ufficio. Non si ha ancora voglia di pensare al lavoro e si è già troppo svegli per tornare nelle braccia di Orfeo. Allora ci si rifugia nella propria compilation preferita per dare alla vita di oggi la colonna sonora giusta. La metro intanto continua il suo solito percorso: non prevede deviazioni, scarti improvvisi o nuove tracce.

Non si ha ancora voglia di pensare, ma a volte i pensieri si affollano uno sopra l’altro, senza via d’uscita. Se ne afferri uno, è la fine. O forse un inizio, dipende dai punti di vista. Se poi si afferra quello del perché, ecco non lo molli più. Perché? Ogni giorno la stessa cosa: sveglia, metro, lavoro. Perché? È un’abitudine, la vita. Perché? Gli stessi orari, lo stesso luogo, le stesse persone. Perché? No, non è un’abitudine. Perché vivo, perché?

La vita, cos’è?

Tempo scaduto: mi affretto all’uscita, lasciandomi alle spalle quel labirinto scuro e sotterraneo fatto di cunicoli, corridoi, di scale e gradini, quasi fosse un percorso a ostacoli tra domande e risposte, per arrivare là sopra, sulla terra.

Alzo gli occhi e mi affaccio a quel pezzo di cielo sempre più grande. Una luce d’azzurro mi invade. Sa di vita, di bellezza e di infinito. Perché? C’è il tutto, lassù.

ilblogletterario.com

Sophia Mardegan Photographer

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