Alessandro Da Rold
Portineria Milano
5 Settembre Set 2013 1544 05 settembre 2013

Se Pisapia non è più garantista poteva dircelo prima

Sull'Espresso di questa settimana c'è una lunga intervista a Giuliano Pisapia, sindaco di Milano, autorevole avvocato penalista e, fino a qualche anno fa, molto critico sulla riforma della giustizia in Italia. Pisapia è sempre stato un garantista, ha spesso criticato l'uso indiscriminato delle intercettazioni, l'abuso della custodia cautelare, in diverse occasioni si è detto a favore dell'abolizione dell'ergastolo e disposto persino a discutere della separazione delle carriere per i magistrati. Ebbene. Diversi dei 12 quesisti referendari ( almeno i 5 su giustizia e carcere ndr) del partito Radicale sono in perfetta sintonia con il pensiero di Pisapia. Eppure, stando alle anticipazioni del quotidiano, a precisa domanda del giornalista Marco Damilano, il primo cittadino milanese risponde così:

Sulla giustizia i radicali stanno raccogliendo le firme per i referendum. Li sottoscriverà?
«Sulla giustizia e su altre questioni condivido l'impegno dei radicali, ma ancora una volta manca il progetto complessivo di riforma». 

La risposta è abbastanza fumosa e quindi colpisce ancora di più, perché Pisapia, in ambito di giustizia, è sempre stato molto incisivo nonché apprezzato nell'area moderata e riformista del centrodestra. Ha scritto anche un libro con il procuratore Carlo Nordio, liberale e moderato, dal titolo «In attesa di giustizia. Dialogo sulle riforme possibili». Da parlamentare, nel 2003, fu sua una proposta di legge sulla responsabilità disciplinare dei magistrati ordinari.  Il 16 novembre del 2012, all'Università Bocconi, disse: «l'ergastolo dovrebbe sparire dal codice penale italiano». Nel 2008, da presidente della Commissione di riforma del codice penale istituita dall'ex ministro Clemente Mastella, disse che «il tema di separazione delle carriere andava affrontato». Ecco, si possono capire i notabili del Partito Democratico che evitano i banchetti di Marco Pannella, ma Pisapia, data la sua storia e carriera giuridica di alto profilo, perché non firma i referendum dei Radicali? Solo perché li ha firmati Silvio Berlusconi? 

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