Cosimo Pacciani
La City dei Tartari
7 Settembre Set 2013 1345 07 settembre 2013

Democrazia dell'Eccezionale

La 'Democrazia dell'eccezionale” – ovvero, dal consenso all’amplesso politico

I tempi sono moderni quando rimangono sempre immaturi, quando non si giunge al punto di arrivo predefinito. Come le domande a cui non sappiamo dare risposta, se non attraverso un Tu che sia vivo e vegeto, in carne ed ossa, o che sia un pensiero sfilato da un libro, un articolo, una melodia: e’ bene rimangano inevase, per permetterci di continuare la ricerca di soluzioni vere e sostenibili, di persone che ci raccontino come hanno affrontato gli stessi problemi, risolvendoli, magari, o franando, cadendo e poi rialzandosi. Le lezioni imparate sono, come l’inquietudine e l’irrequietezza, gli strumenti principali di sviluppo umano. Oggi si chiama innovazione, questo spirito. Un tempo, era l’avventura oltre i confini della cartografia. Invece, nel mondo post-Freudiano in cui viviamo, stiamo esplorando dal di dentro la nostra natura umana. Che, come diceva Freud stesso, e’ il miglior esercizio. Fermarsi sotto i platani di Karlsplatz o sulla spiaggia di Sibari o Bali e chiedersi dove vogliamo essere. Come individui, come collettivita’. Le risposte arrivano, planano e si fermano ai nostri piedi.

La modernita’ ci sta trasportando verso un mondo dove i rapporti fra individui ed istituzioni, politiche, finanziarie, produttive, sociali, sono sul punto di essere completamente trasformati. La radice del cambiamento e’ proprio la capacita’ di poter trovare risposte a domande inevase, e di avere questo responso velocemente, immanentemente. Come se non esistesse piu’ il periodo di decozione e di analisi sulle informazioni, sugli eventi, ma come se fossimo sempre esposti ad un fuoco di fila di dati, impressioni, commenti, giudizi, oh, si, giudizi. Al di fuori del senso unico dell’autorita’, del senso non di appartenere ma di essere imprigionati in una comunita’ ben specifica. Oggi, invece, in questi tempi immaturi e di transizione, siamo esposti continuamente a quella che Ehrenberg definisce la Democrazia dell’Eccezionale o Patologia di Grandezza. La capacita’ di interagire, di esprimerci, a livelli mai immaginati prima, ci fa sentire tutti pronti a fare, cambiare, ci rende abili a modificare lo spazio attorno a noi. Il che genera ansia, depressione, paure che non sono ancestrali ma nuove, di performance e di risultato. Come se la competizione non fosse piu’ con esseri dalla nostra stessa velocita’ computazionale, ma macchine, sistemi complessi a cui siamo esposti continuamente. Ma tutto questo ha un beneficio enorme, perche’ il fatto di sentirsi sempre meno parte di una macchina, ma agenti liberi in un mondo liquido, ci permette di aggregarci, di muoverci e di modificare il nostro apprendimento del mondo, e di trarne le conseguenze. La societa’ del futuro, sempre usando Ehrenberg, e’ costruita su tre aspetti, uno cognitivo, uno sociale ed uno emozionale. Sono la nuova dimensione della responsabilita’ personale, individuale, nella vita civile. Responsabilita’, capacita’ ed autocontrollo. Capire il propro posto nel mondo, contribuire al cambiamento e limitare le azioni per non danneggiare gli altri o l’esito voluto. Ci autostrutturiamo, diventiamo promotori a noi stessi di un mondo perfettibile e desiderato.

Il cambiamento dalle ideologie stantie del secolo scorso e’ proprio in questa distanza fra la disciplina, l’idea che ci siano uomini forti, al comando, strutture e sovrastrutture di potere e di controllo da assecondare, all’idea che ci sia un’autonomia personale, anche collettiva. Siamo tutti responsabili, e vogliamo essere educati a questa sfida al futuro. Vogliamo che I nostri figli e nipoti siano educati, che ricevano la capacita’ aumentativa di critica che solo gli studi, la logica, la capacita’ di analisi del reale possono dare. E questo accade fin dalla piu’ tenera eta’, dall’asilo. Oltre i nativi digitali, spero sempre che il futuro sia quello dei nativi progressisti, dei nativi democraticamente eccezionali. La societa’ del futuro sara’ quella delle grandi masse omologate, obbedienti a pochi padroni, ci ammonivano Orwell e Gibson, ma, sorpresa, potrebbe essere quella della disperzione di democrazia e di una societa’ che si aggrega e si aggruma attorno ai problemi, alle difficolta’, od attorno ai successi. ‘La politica e’ ragione pratica’, dice sempre Eshenberg, citando Kant e Morin. La ragion pratica dell’azione attiva e volitiva sul mondo, nell’espressione delle nostre idee e nella voglia di cambiare I cento metri quadri attorno a noi. Per scoprire che altri lo stanno facendo.

Ma, attenzione, l’autonomia genera incertezza, come i primi passi di un bambino. Si sa che si potrebbe cadere e nascono, appunto, ansie nuove, moderne. Perche’ siamo soli, abbandonati finalmente ad un mondo prometeo dove provvediamo a tutto, dove troviamo ogni risposta senza mediazione o dove, attivamente, eliminiamo quelle necessita’ di trascendenza e di abbandono ad un altro che non ci parla direttamente e chiaramente, come invece fa la societa’, come fanno le esigenze di portar avanti questa autocoscienza del cosmo.

Oggi siamo in uno spazio dell’umano ignoto e non passa un istante che un’esigenza di rinnovamento e di cambiamento, di rivoluzione piu’ o meno importante, venga espressa, sui social network, sui giornali, nelle quattro mura assordanti della propria coscienza individuale. Il corpo si adatta alla posizione sulla sedia, sul letto e la nostra psiche cerca questo nuovo equilibrio, dove siamo attori attivi, presenti e nessuno ci ricaccera’ piu’ nella gabbia degli ascoltatori applaudenti.

E’ iniziata l’era dell’amplesso politico, dove l’ispiratore del cambiamento, il politico, il maitre-a-penser, viene fagocitato dalla folla, dalle migliaia di individualita’ attorno. Non esistera’ piu’ il consenso unidirezionale, ma l’aggregazione, la baruffa che diventa girotondo attorno a valori e principi da difendere, primo fra tutti lo stimolo incredibile che il senso di liberta’ e di autonomia responsabile possono dare. In questo, certe rivoluzioni populiste in Europa sono miopi, perche’ ritornano ad essere glorificazioni di intuizioni individuali e non trionfi dell’amplesso democratico, di una forma di crowdpolicing sociale.

La democrazia dell’eccezionale, dell’individuo, non del superuomo, potrebbe essere nata ed ancora non lo vediamo compiutamente. Un ideale riformista ed umanista dell’uomo di Vitruvio che scende dalla sua ruota e comincia a scrivere, anche a danzare e recitare od a legislare, per ricostruire i margini della societa’ e riappopriarsi dei suoi spazi. Un mondo dove le regole possono anche essere riscritte ogni istante, ma dove educazione ed amore al rispetto ed alla responsabilita’, nonche’ all’inquietudine, siano i motori del futuro.


Sono stato ispirato dalla lettura di un’intervista di Bettina Steinbrugge a Alain Ehrneberg, sul catalogo di Keine Zeit/Busy, una mostra sull’impatto del tempo e della sua accelerazione, sull’uomo. Perche’ le cose migliori le scopri quando esplori il mondo ai tuoi lati, tuffi le mani in librerie e scaffali alieni e ci trovi perle di saggezza. O di follia vertiginosa, cosi’ assurda che diventa ragionevolezza in azione.

Soundtrack – God is an Astronaut – Reverse World
http://www.youtube.com/watch?v=i_gl-WNxS4Q&noredirect=1

 Iscriviti alla newsletter

Vuoi essere sempre aggiornato? Iscriviti alla newsletter de Linkiesta.it .

Quando invii il modulo, controlla la tua inbox per confermare l'iscrizione

 Seguici su Facebook