Gianmaria Tammaro
’O pernacchio
7 Settembre Set 2013 0647 07 settembre 2013

Maggiorenne e disabile: per Jessica niente scuola

Il Bel Paese Italia: una volta - sono sicuro - qualcuno deve averlo definito anche come "paese di opportunità", oltre che avergli dato il solito titolo di "patria di santi e di eroi". In Italia, però, pure se sulla carta è un paese civile, moderno e (moderatamente) ricco, si fanno distinzioni. E peggio ancora: si fanno distinzioni tra i più deboli, scegliendo tra di loro il male minore, quello più gestibile; quello che, assurdamente, si può sopportare. Questa è una storia vera e la protagonista, non l'aveste ancora capito, è una di questi deboli, ultima tra le ruote del carro: si chiama Jessica Cardamuro, ha 18 anni ed è disabile al 100%. Per questo motivo, è stata scelta. O meglio: per questo motivo non è stata scelta, e non le è stata data la possibilità di andare a scuola. Troppo vecchia e troppo difficile occuparsi di lei, che dovrebbe andare al liceo Seneca di Torregaveta, paesello vicino Bacoli. Ad aver preso questa decisione, è stato il Governo Monti che in virtù di un benessere più generalizzato (ma non più diffuso) ha tagliato e ritagliato, finché, in un'ottica utilitarista e senza senso, ha eliminato le eccedenze e le pari opportunità per tutti.

Al liceo Seneca non c'è un insegnante di sostegno che possa occuparsi di Jessica, questa è la verità. A luglio i genitori hanno provato a farsi sentire, ma non c'è stato niente da fare: il loro appello è caduto nel vuoto, nel dimenticatoio delle belle promesse e delle storie senza fine, che fa piacere raccontare ma non sentire. Ora ci riprovano gli studenti, a estate finita. Senza Jessica, non si entra. Prima entra Jessica, poi noi. Non è accettabile un paese, una città o una nazione in cui la tua unica colpa - scrivono in un comunicato - «è essere maggiorenne e disabile». La notizia è stata riportata solo da Campania su Web, e per adesso l'opinione pubblica, nella sua accezione più mediatica, ha evitato di pronunciarsi. Un silenzio che pesa più di mille parole, come dice quell'adagio.

La mia riflessione è una ed è molto - credo - semplice: con che diritto ci definiamo paese civile ed avanzato se lasciamo indietro i più deboli? Il progresso non si misura forse nelle pari opportunità, nel fatto che tutti hanno la loro occasione e che una voce, per quanto bassa e tremante, trova sempre un pubblico pronta ad ascoltarla? Non si tratta solo di rispetto; si tratta pure di modernità, della risposta sociale di un animale - come diceva Aristotele - sociale. A che pro costruire palazzi, aerei, avere computer ed alta tecnologia se poi, alla minima difficoltà, cediamo? Gli sprechi, dovrebbero ricordare i Governi, sono altri: non riguardano certo la cultura o l'istruzione, le uniche due cose che fanno la differenza tra un Grande e un Piccolo paese.

Twitter: @jan_novantuno

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